100 anni Salinger e Il giovane Holden – Libri


(ANSA) – ROMA, 31 DIC – J.D. SALINGER, IL GIOVANE HOLDEN (EINAUDI, PP. 238, EURO 18,00) Einaudi, l’editore italiano dei libri di J.D. Salinger, a quasi 70 anni dalla prima edizione americana del 1951 e a 60 da quella italiana, ha fatto ritradurre a Matteo Colombo ‘Il giovane Holden’ nel 2014, per svecchiarlo e renderlo più leggibile per un giovane d’oggi che, davanti alla versione di Adriana Motti, non si riconosceva e si trovava in difficoltà. Il libro, che in America è un classico fatto leggere nelle scuole, racconta un week end, dopo che il sedicenne Holden è stato cacciato dall’ennesimo college, nella Manhattan della beat generation, tra ubriacature, locali in cui si suona, prostitute, confronti deludenti con i professori e i vecchi amici, senza alcuna voglia di tornare a casa, tranne che per rivedere la piccola sorellina Phoebe. Un week end di passaggio, tra l’adolescenza e la vita adulta che lo attende, al termine del quale finisce malato in ospedale e frequenta uno psicanalista: non lo alletta l’idea di tornare a scuola e quando gli chiedono cosa pensi di tutto ciò che ha raccontato non sa “che accidente rispondere…. Se proprio volete la verità, io non so cosa ne penso” e confessa che un po’ gli mancano tutti quelli di cui ha parlato sia bene, sia male.
    Oggi, a cento anni dalla nascita dello scrittore, avvenuta a New York il primo gennaio 1919, nonostante questa nuova veste, non è facile capire quanto i giovani digitali, di cultura e vita tanto diversa, possano ancora non dico identificarsi, ma trovare qualcosa che li coinvolga in quelle pagine e nelle vicende di Holden Caulfield. Tanto più che certi condizionamenti e regole cui questi era insofferente sono ormai stati vinti dalle generazioni precedenti, ancor più dai nonni che dai genitori di quella attuale che quel libro hanno molto amato, quale anticipatore delle insofferenze del ’68. Bisogna che chi lo affronta oggi sia un buon lettore, visto che la sostanza del libro è in gran parte nella lingua in cui è raccontato in prima persona, più che nelle vicende del protagonista, e quindi sappia vedere nel complesso la metafora del passaggio, della crescita.
    Salinger, in quelle pagine, racconta infatti della ribellione e dell’impossibilità a essere adulti, come ha fatto tanta letteratura americana da ‘Tom Sawyer’ di Mark Twain a ‘Mr.
    Vertigo’ di Paul Auster, quasi fosse il paese a non poter diventare adulto, orfano e lacerato tra la libertà personale e la necessità di una comunità di appartenenza, tra l’essere amato e il bisogno di indipendenza. Quella lacerazione che forse visse lo stesso Jerome David Salinger, figlio di un commerciante ebreo di origini polacche, che, raggiunta la fama, la maledice e si ritira a vivere isolato nel New Hampshire diventando induista.
    Prima di pubblicare ‘Il giovane Holden’, finito il college si era imbarcato su una nave da crociera entrando poi nell’impresa del padre, che lo mandò alla filiale di Vienna della società, da dove fuggì giusto un mese prima dell’Anschluss nazista. Tornato in patria, frequentò il corso di scrittura della Columbia, dove il suo insegnante gli pubblicò il primo racconto nel 1940.
    Scoppiata la guerra, vi prese parte in Europa a partire dal 1942. Partecipò allo sbarco in Normandia e alle battaglie successive, quindi, assegnato al controspionaggio, fu tra i primi a entrare nel lager di Dachau liberato, il cui drammatico ricordo, come si può capire, pare non l’abbia mai abbandonato.
    Anche in guerra non smise mai di scrivere e, al ritorno, quando mandò al New Yorker ‘Un giorno ideale per i pescibanana’, ebbe un contratto di prelazione per tutti i suoi futuri lavori.
    Prima di partire soldato aveva scritto un racconto con protagonista proprio Holden Caulfield. Era una figura che riteneva avrebbe meritato un romanzo e quando questo uscì fece scandalo per le stesse ragioni che gli diedero il successo: per il punto di vista contestatario, per il linguaggio forte e disinibito, per il modo dissacratorio con cui affrontava temi quali la religione e il rapporto con i genitori.
    Due anni dopo mandò in libreria i ‘Nove racconti’, nel 1953, e da quella data le notizie su di lui diventano sempre più rare e difficili da controllare. Si sa che si sposò nel 1955 con una studentessa, Claire Douglas, da cui ebbe due figli, Margaret e Matt, e dalla quale fu lasciato nel 1966. Pubblicò ancora nel 1961 ‘Franny e Zoooey’ e nel ’63 ‘Alzate l’architrave, carpentieri’, saga della famiglia Glass. La curiosità su di lui è continua: escono foto scattate di nascosto nel paese in cui si è ritirato, si pubblicano libri biografici su di lui, che cerca di farli ritirare rivolgendosi al tribunale. All’inizio degli anni ’70 ebbe un’amante, che, finita la relazione, disse che Salinger scriveva regolarmente, aggiungendo che aveva completato almeno due romanzi. C’e chi dichiarò di avergli sentito dire di avere messo la parola fine a “un romanzo romantico, ambientato negli anni della guerra”. Nel 1997 fu annunciata l’uscita di un suo vecchio, breve racconto mai edito in volume, ‘Hapworth 16, 1924’, più volte rimandata e poi sospesa. Insomma, le notizie sono tutte frammentarie e di seconda o terza mano ancora oggi, a quasi nove anni dalla sua scomparsa, il 27 gennaio 2010, mentre del suo archivio non si riesce a sapere praticamente nulla.
   




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