A spasso tra gli alveari: a Bari apre un apiario con 200mila insetti. “Così si impara a non avere paura”


Si chiama Don’t bee scared, ed è il primo apiario urbano di Bari. Apre al pubblico il 20 aprile (dalle 10 alle 13) in via Peucetia 1-3, nel quartiere Japigia (presso la cooperativa sociale Semi di vita) e ha un obiettivo: far passare a tutti la paura delle api. D’altronde il nome del progetto significa quello, in inglese, e gioca pure con la parola “bee” (ape) inserita al posto del verbo “be”.

A dargli vita ci sono quattro giovani apicoltori che hanno creato l’associazione Facelia e hanno vinto il bando regionale Pin: Andrea Carletti, Mariangela D’Urso, Cristian Scalise e Nicola Ignomeriello conoscono i segreti delle api, e vogliono farli conoscere a tutti. “L’idea nasce dal fatto che, portando amici e parenti a vedere le nostre api, abbiamo notato che dopo i timori iniziali erano tutti emozionati – spiega Scalise – Il nostro progetto non è quindi rivolto agli esperti, ma alle persone curiose, e anche a quelle che hanno paura”.

Dal 20 aprile si potrà quindi visitare l’apiario, ovviamente protetti da maschere e tute, ma non solo. Il cuore della giornata è nelle ‘Olimpiapi’: un gioco di squadre per “empatizzare e comprendere meglio il mondo ronzante”, rivolto come minino a sei partecipanti che si contendono un premio finale dopo aver dimostrato le conoscenze acquisite in un quiz.


A spasso tra gli alveari: a Bari apre un apiario con 200mila insetti. "Così si impara a non avere paura"

Un’immagine di Don’t bee scared

Gli esperti, inoltre, sono a disposizione per raccontare le “cronache di un’arnia”, per spiegare cosa sono e come vivono le api, l’importanza della loro esistenza nell’ecosistema e i rischi di un presente che ripete con frequenza sempre maggiore la minaccia di estinzione per le api, e le conseguenze rovinose per cibo e ambiente. Tutti possono diventare apicoltori per un giorno, quindi, partecipando alle attività di Don’t bee scared: “Potrete ascoltare i suoni e sentire i buoni odori dell’alveare – assicurano gli esperti – cercare la regina e osservare dal vivo questo laborioso insetto sociale”.

Non manca il gusto, ovviamente, e sono previsti assaggi dei prodotti delle arnie, miele in primis. Le arnie a Japigia sono quattro, il progetto ne comprende in tutto nove: “Le altre sono in campagna per assicurare la produzione di miele – continua Scalise – anche se quelle di Japigia ne stanno producendo comunque tanto”. Impossibile contare quanti siano gli animali presenti ora: una famiglia conta più o meno 50mila esemplari, e a Japigia, al momento, ce ne saranno circa 200mila.

Tra i partner di Don’t bee scared ci sono poi Arci ed Etnie: “A ogni incontro riserveremo qualche posto ai beneficiari del progetto Sprar – dicono gli apicoltori – questo per loro sarà sia un modo originale per imparare meglio la lingua italiana sia, nella migliore delle prospettive, per entrare in contatto con un mondo che potenzialmente può diventare un lavoro spendibile ovunque”. Il lato scientifico di Don’t bee scared è infine certificato dalla collaborazione con Conapi (Consorzio apicoltori italiani): le arnie saranno oggetto di biomonitoraggio, analizzando la mortalità delle api di Japigia si potrà vedere quali sono i metalli pesanti e i pesticidi presenti nell’ambiente.


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