Afghanistan, La guerra infinita: altri sedici civili uccisi (10 erano bambini) da un attacco aereo a Sangin



KABUL – Almeno 16 civili, tra i quali 10 bambini, sono stati uccisi nel distretto di Sangin, nella provincia dell’Helmand, nell’Afghanistan meridionale. Un report dello staff di Emergency parla di un raid aereo ha colpito una casa uccidendo 16 civili appartenenti, secondo quanto riportato dai cittadini di Sangin, allo stesso nucleo familiare. Secondo i media locali, dal 18 al 24 gennaio scorso, sono stati 90 i membri delle forze filogovernative e 21 i civili uccisi in Afghanistan. Il totale delle vittime civili della guerra che lacera il Paese, nel solo mese di gennaio 2019, ammontano a 53: 18 di queste nella provincia dell’Helmand.

La commissione d’inchiesta. Il ministero della Difesa afghano ha intanto annunciato la costituzione di una commissione d’inchiesta, dopo l’uccisione delle 16 persone nel corso dell’attacco aereo, avvenuto nella sera di mercoledì scorso. Le forze afghane, sostenute dalle forze armate statunitensi, stavano conducendo operazioni antiterroristiche nel distretto di Sangin, quando c’è stato l’attacco. “Secondo i rapporti finora diffusi, i civili sono stati uccisi o feriti durante l’operazione che aveva lo scopo di eliminare le postazioni dei terroristici nel distretto di Sangin”, riferisce il ministero della difesa afgano. Diversi mezzi di informazione locali hanno detto che tra i 16 membri della famiglia, c’erano 10 bambini, anche loro rimasti uccisi nell’attentato.

Il prezzo salato della popolazione civile. I civili afgani, dunque, stanno pagando un prezzo pesante per la guerra tra le forze armate e i talebani. Secondo le Nazioni Unite, che il mese prossimo dovrebbe pubblicare il rendiconto annuale, il numero delle vittime afghane sotto le bombe, tra gennaio e ottobre 2018 ha raggiunto il record di 313 morti e 336 feriti, con un incremento – in proiezione – del 39% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, quando furono uccisi 2.798 civili e i feriti furono 5.252. Secondo il rapporto, i talebani sono responsabili di circa la metà di tutte le vittime civili, con i morti rimanenti attribuiti all’IS, il cosiddetto stato islamico, e agli attacchi della coalizione

Un incubo che dura da 40 anni: un milione e mezzo di morti. Ad oltre 17 anni di distanza dall’invasione internazionale dell’Afghanistan – si legga in una nota diffusa da Emergency –  la situazione dimostra che il Paese non è affatto sulla via della pacificazione. Lo scorso anno, dal 1° gennaio al 30 settembre 2018, le vittime civili in Afghanistan sono state 8.050, di cui 2.798 morti e 5.252 feriti. In più di 40 anni, in Afghanistan la guerra ha causato un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feriti e mutilati, oltre quattro milioni di profughi. La guerra iniziata nell’ottobre 2001 continua a ferire, uccidere e distruggere. E sul terreno c’è ancora l’eredità delle guerre precedenti: mine antiuomo e ordigni inesplosi continuano a mutilare bambini e adulti, soprattutto civili.

La rete capillare di Emergency. Una rete capillare di presidi sul territorio, offre cure e primo soccorso gratuiti anche nelle zone più remote. L’accesso alle cure per la popolazione afgana è quanto mai difficile: mancano strutture sanitarie gratuite e le caratteristiche del territorio rendono difficili gli spostamenti. Perciò, fin dall’arrivo degli staff di Emergency in Afghanistan, s’è creata una rete di Centri sanitari e di Posti di primo soccorso (FAP – First Aid Post), collegati agli ospedali tramite un servizio di ambulanze operativo 24 ore su 24. I presidi sanitari principali si trovano a Kabul, a Lashkar-Gah e Anabah. L’organizzazione fondata da Gino Strada ha iniziato a lavorare in Afghanistan nel 1999. Da allora sono state prese in cura oltre cinque milioni e mezzo di persone, in un Paese di poco più di 30 milioni di abitanti.

La testimonianza diretta di un medico. Matteo, coordinatore medico di Emergency a Lashkar-gah: “Mi ha appena telefonato Salim – dice Matteo – il quale aveva ricevuto una chiamata da Sangin, una delle zone più pericolose dell’Afghanistan, nel sud del Paese. Un drone ha ucciso 6 persone, 3 feriti stanno per essere portati al nostro Posto di primo soccorso. Abbiamo passato 48 ore terribili. Dopo un periodo di relativa calma, la zona è stata colpita dai bombardamenti. L’altro ieri abbiamo ricevuto in ospedale qui a Lashkar-gah 4 bambini: 9, 6, 4, 3 anni. Tre maschi e una femmina. Sono stati feriti da un razzo sparato da un elicottero sulla loro casa. Avevano ferite all’addome, al torace, pieni di schegge. Il giorno dopo – prosegue la testimonianza del medico di Emergency – sono arrivati due ragazzi, 25 e 27 anni, e due sorelle di 7 e 15 anni, tutti colpiti da un bombardamento che, ci hanno raccontato, ha ucciso altre 10 persone. Nelle ultime ore – prosegue la testimonianza – sono arrivati 4 feriti: due già morti all’arrivo, due poco dopo. E poi una famiglia, madre con 4 figli, uno arrivato già morto. Ci siamo domandati: quante generazioni ha perso l’Afghanistan in questa maledetta guerra?”

L’assistenza gratuita in uno dei luoghi più pericolosi al mondo. Il Centro chirurgico per vittime di guerra di Lashkar-gah è l’unica struttura sanitaria che offre assistenza gratuita alle vittime civili del conflitto nella provincia dell’Helmand. Per assistere i feriti nell’immediato, nei distretti intorno a Lashkar-gah operano sei Posti di primo soccorso (Fap). Nei Fap i pazienti ricevono la prima assistenza e, in caso di necessità, sono trasferiti in ambulanza nell’ospedale. A maggio 2016, a causa dei combattimenti violenti che interessavano la zona, il personale di Emergency è stato costretto a chiudere il Fap di Sangin. Quest’anno, da inizio ottobre, è stato aperto un nuovo Fap a Sangin, che permette di garantire un più facile accesso alle cure alla popolazione della zona.


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