Africa, Medioriente: 303 milioni di bambini non frequentano la scuola, e vivono in stato di emergenza


ROMA – Nel mondo un minore in età scolare su cinque è escluso dal sistema scolastico; nei Paesi colpiti da conflitti o disastri questo numero sale a un bambino su tre. Secondo UNICEF sono 303 milioni i bambini che non frequentano la scuola, 104 di loro sono concentrati in Paesi colpiti da emergenze umanitarie. Con l’obiettivo numero 4 dell’Agenda Globale 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile i Paesi firmatari si sono impegnati a “fornire un’educazione di qualità, equa e inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti”. Eppure dal 2012 il numero di minori fuori dal sistema scolastico è rimasto immutato.
 
Il progetto. Con la Campagna “La scuola salva la vita”, INTERSOS si propone di informare e sensibilizzare sull’importanza dell’educazione per i bambini in contesti di emergenza affinché possano ricevere le conoscenze necessarie per costruire in maniera dignitosa il proprio futuro. Durante un’emergenza l’instabilità e la scarsità di risorse inducono la popolazione a concentrarsi esclusivamente sulla sopravvivenza e sul quotidiano e spesso la scuola viene interrotta. In tali situazioni in realtà, l’accesso all’istruzione, non solo adempie a un diritto che è di ogni bambino in qualunque contesto, ma offre protezione a vari livelli, restituisce loro un senso di stabilità e normalità, può insegnare come gestire il rischio usando un linguaggio adeguato e comprensibile, e rappresentare una via di fuga da forme di sfruttamento come il lavoro minorile e il commercio sessuale.
 
La priorità dell’educazione. “Nei contesti di conflitti protratti o di emergenze complesse – sostiene Kostas Moschocoritis, segretario generale di INTERSOS –  lavorare sull’educazione è prioritario perché fornisce ai minori la stabilità che li aiuta a rispondere al trauma subìto e, nel lungo periodo, li equipaggia con le conoscenze che saranno indispensabili per ricostruire il loro paese. Inoltre, le scuole e gli spazi di apprendimento possono fungere da punto di partenza fondamentale per la fornitura di un sostegno essenziale al di là del settore dell’istruzione, come la protezione, la salute, la nutrizione e i servizi idrici/igienico sanitari, poiché i bambini e le bambine – ha concluso Moschocoritis – possono trasmettere nelle rispettive famiglie e comunità quello che apprendono giorno per giorno”.
 
 
Alcuni esempi dell’intervento di INTERSOS
 
SUD SUDAN
È il paese al mondo con il più alto numero di minori fuori dal sistema scolastico. Il tasso di descolarizzazione dei bambini che dovrebbero frequentare la scuola primaria in alcune aree, come lo Unity State, particolarmente colpite dal conflitto degli ultimi anni, raggiunge il 90%. INTERSOS lavora negli Stati di Jonglei, Unity, Upper Nile, Western Equatoria e Central Equatoria con programmi di protezione dell’infanzia e di istruzione primaria e secondaria per il reinserimento dei bambini nel sistema scolastico e per la ricostruzione/ristrutturazione delle scuole.
 
IRAQ
Come la Siria, l’Iraq rappresenta l’esempio di un paese con un sistema scolastico precedentemente sviluppato nel quale la guerra rischia di lasciare un’intera generazione senza istruzione. In particolare INTERSOS rivolge il suo intervento a bambini e bambine costretti a vivere nei campi sfollati del governatorato di Ninawa, a seguito della battaglia per il controllo di Mosul. Proseguendo il lavoro iniziato ancora a battaglia in corso con l’attivazione di Temporary Learning Spaces nei campi di Nimrod e Salamiya, l’intervento ha l’obiettivo di garantire la continuità del percorso di apprendimento per i minori sfollati.
 
REPUBBLICA CENTRAFRICANA
In un Paese all’ultimo posto nell’Indice di sviluppo umano e dove un minore su quattro è sfollato, un caso particolare riguarda gli ex bambini soldato. Sono migliaia i bambini strappati alle loro famiglie e costretti a imbracciare un’arma. Un abuso che, anche quando non lascia segni sul corpo, espone i minori a traumi psichici difficili da sanare. Nelle prefetture di Kemo e Nana Gribizi, nella zona centrale del paese, INTERSOS li aiuta a riprendere una vita normale, cercando di reintegrarli nella loro comunità di appartenenza, quando possibile, e dando loro la possibilità di imparare un mestiere che li renderà indipendenti.
 

“La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà di informazione, per i suoi lettori e per tutti coloro che hanno a cuore i principi della democrazia e della convivenza civile”

Carlo Verdelli
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