Al Rof, risate e ovazioni per Equivoco Stravagante – Cultura & Spettacoli


  –  Applausi, risate, ovazioni. Questa la ‘colonna sonora’ che ha accompagnato ieri sera il debutto al Vitrifrigo di Pesaro dell’Equivoco Stravagante di Rossini, ultima opera in cartellone dopo Semiramide e Demetrio e Polibio dei tre grandi allestimenti realizzati quest’anno dal Rossini Opera Festival.
    L’apprezzamento del pubblico è andato sia ai cantanti: Teresa Iervolino (Ernestina), Paolo Bordogna (Gamberotto), Davide Luciano (Buralicchio), Pavel Kolgatin (Ermanno), Claudia Muschio (Rosalia) e Manuel Amati (Frontino), che ai registi Moshe Leiser e Patrice Caurier e al direttore d’orchestra Carlo Rizzi, sul podio dell’Orchestra Sinfonica della Rai, che in linea con l’edizione critica dell’opera della Fondazione Rossini hanno eliminato tutte le sovrapposizioni e le volgari licenziosità con cui spesso è stata rappresentata per far ridere, lasciando che parlasse solo la comicità scritta nella partitura e nel testo. Composto da Rossini quando non aveva ancora vent’anni, il ‘dramma giocoso per musica in due atti su libretto di Gaetano Gasbarri’ fu rappresentato per la prima volta al Teatro del Corso di Bologna il 26 ottobre del 1811, ma dopo tre sole repliche venne censurato e bloccato dalla prefettura per la sua scabrosità. La storia è quella di Gamberotto, villano ripulito che vuol sistemare la figlia Ernestina, aspirante filosofa, col ricco e vanesio Buralicchio. Ma la fanciulla è ambita anche dal giovane e squattrinato Ermanno, che con l’aiuto dei servi Frontino e Rosalia riesce a farsi assumere come precettore in casa dell’amata conquistandola. I due camerieri per scongiurare il matrimonio combinato ‘informano’ Buralicchio che Ernestina è in realtà Ernesto, un musico castrato che ha cambiato identità per non fare il servizio militare, con conseguente denuncia per diserzione di Ernestina (che non sa nulla del complotto) da parte di Buralicchio, cui seguono l’imprigionamento e la fuga della fanciulla liberata da Ermanno, con lieto fine a fianco dell’amato.
    La vicenda si svolge in un’unica scena realizzata da Christian Fennouillat: la casa di Gamberotto, dove troneggia, memento e orgoglio delle sue origini, un quadro agreste raffigurante mucche, e dove gli interpreti si muovono in costumi ottocenteschi realizzati da Agostino Cavalca e ispirati alle caricature del vignettista Honoré Daumier che ne ridicolizzano le fattezze con lunghi nasi, grandi pance e grossi sederi. La scrittura, infarcita di doppi sensi e di trovate, è mirabilmente ‘recitata’ dai cantanti grazie ad una regia al limite del perfezionismo che cura ogni dettaglio. I fermi immagine che bloccano come in un quadro vivente le scene di gruppo, gli ammiccamenti mai volgari, e perfino quello studiatissimo uscire e rientrare sul palco alla fine dello spettacolo, hanno fatto dell’Equivoco pesarese un’opera raffinata e rara da vedere, che nonostante la difficoltà di capire i doppi sensi della lingua ha fatto ridere anche i moltissimi stranieri presenti alla prima.
    (ANSA).
   

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