Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia


Lassù, dove volano gli alberi, gli uomini corrono contro il tempo e il cambiamento climatico. A fine ottobre dello scorso anno, durante la tempesta di Vaia, raffiche di vento fino a 190 chilometri orari sradicarono milioni di alberi in Trentino, Lombardia e Veneto lasciando a terra 8.5 milioni di metri cubi di legname sulle montagne. Una distesa infinita di abeti rossi abbattuti, pari agli alberi che in Italia si tagliano normalmente in 7 anni. Le foto della devastazione, collegata alla crisi climatica, fecero il giro del mondo. Furono stanziati i primi fondi per intervenire, per ripristinare le strade, per aiutare l’economia di aree devastate dal peggior evento atmosferico di sembra ad aver colpito le foreste.


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Oggi, a distanza di sei mesi, che fine hanno fatto quegli alberi? “Volano” ancora, ma in un altro modo. A terra ne è rimasto il 60%, il resto degli abeti rossi vengono mossi grazie a sottili cavi d’acciaio e gru funicolari che li agganciano dal suolo e li trasportano in aria fino al punto in cui operai  tenteranno di recuperarli anche per dargli un valore economico. In Val Camonica, dove li abbiamo osservati al lavoro, gli uomini dei consorzi e della forestale sanno che bisogna fare in fretta, prima che arrivi l’estate e che insetti e funghi aggrediscano i tronchi caduti o contagino gli altri alberi. Perché tutto quel legno, anche se in Italia si fa fatica a capirlo, è una grande risorsa. Se ne sono accorti perfino i cinesi che lo comprano in grande quantità e, con una mossa quasi insperata, anche grazie alla filiera solidale lanciata dal Pefc Italia, sembrano ora rilanciare il mercato del legno.


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

L’Italia vive infatti in uno strano paradosso: più del 30% della nostra superficie è ricoperto da boschi e foreste, eppure importiamo l’80% del legno, che serve a una industria nazionale forte nella lavorazione dal  manifatturiero alla trasformazione. Se non usiamo il nostro legno, oltre che per leggi, ragioni storiche e insufficienza di impianti come segherie o figure come quelle dei boscaioli, è anche perché in Italia ci sono poche foreste certificate, appena il 9%. Certificate significa gestite attivamente: foreste pulite, drenate, dove alberi malati vengono abbattuti, dove si creano spazi per la luce del sole in modo da far crescere nuove piante. Dove il legno che si acquista è in sostanza tracciabile e sicuro. Così, contribuendo al surriscaldamento globale in termini di trasporti, continuiamo a prendere il legno altrove, dall’Austria all’Africa.


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Improvvisamente però, dopo la tragedia della tempesta di Vaia, zone come la Val Camonica o il bellunese  si sono ritrovate con 42.500 ettari totali pieni di alberi abbattuti. Pendii zeppi di alberi che sembrano usciti da una partita di shangai, frane, strade principali e secondarie interrotte, un disastro ancora difficile da quantificare economicamente: la Lombardia stima 50 milioni di euro, il Trentino addirittura 400, il Veneto – ha dichiarato da poco il governatore Zaia – prevede 93 milioni per la messa in sicurezza di zone a rischio valanghe. 


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Con così tante piante a terra e una grande disponibilità di legno, era ipotizzabile che i prezzi finissero al ribasso: se prima quegli abeti si vendevano a 50 euro al metro cubo, le prime base d’asta per il legno caduto partivano da appena 12 euro. Una sorta di stagione dei “saldi” imprevista che non ha lasciato indifferenti compratori cinesi, per la prima volta affacciati sul nostro mercato del legno: pur di riempire i loro container con legno da importare, i cinesi hanno offerto più del doppio, circa 26 euro, innescando nuova fiducia nel mercato. 


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Adesso aziende private con l’aiuto di consorzi, segherie e industria del legno provano così a investire su quegli alberi abbattuti per ottenere un ritorno economico nelle valli e le montagne piegate dal cambiamento climatico. A contribuire a questa lenta rinascita è stato anche il Pefc Italia, ente certificatore delle foreste, che ha lanciato il progetto della Filiera Solidale: un logo per il legname proveniente dalle piante abbattute da Vaia invitando imprese e consumatori a scegliere quel legno, anziché importarlo dall’estero. 


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Un’iniziativa che sembra funzionare. “E’ una buona idea prendere legno italiano e abbiamo scelto di usare quello certificato Pefc, che arriva anche dai boschi devastati da Vaia, per realizzare parte delle nostre abitazioni”, spiega ad esempio Angelo Luigi Marchetti, ad dell’azienda bresciana Marlegno che fa case in legno su misura.  La ditta acquisterà, anche se in piccole percentuali, legno proveniente dalle foreste abbattute della Lombardia anche come “valore aggiunto, per ricordare l’importanza di boschi e foreste, di dover salvaguardare il nostro ambiente”. Il legno della Filiera Solidale è stato scelto anche dalla Segheria Romelli  che prenderà gli alberi gestiti dal Consorzio Forestale Allione e dai Consorzi della Valle Camonica e altre aziende hanno già dichiarato di voler  prendere parte alla filiera.


Alberi venduti ai cinesi e filiera solidale. Così si recuperano i tronchi della tempesta di Vaia

Per ora è un inizio, ma se tante realtà si unissero per utilizzare il legno abbattuto “non sprecheremmo una risorsa preziosa ed eviteremmo anche danni alla vegetazione sana” spiega Antonio Brunori, segretario Pefc. “A terra ci sono ancora quasi 5 milioni di metri cubi di legname e tanto lavoro da fare: invitiamo le aziende a recuperare quel legno evitando le importazioni, in modo da sfruttarne il valore economico, ma anche perché presto il legno verrà attaccato da insetti che poi una volta cresciuti andranno ad attaccare le piante vive. Con uno sforzo univoco, potremmo fare molto per aiutare le montagne devastate da Vaia”.


http://www.repubblica.it/rss/ambiente/rss2.0.xml

Leave a Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi