Alice Rohrwacher, ho lottato per Bellocchio – Cultura & Spettacoli


– Il rimpianto è per non essere riuscita a premiare il bel film di Marco Bellocchio Il Traditore, la consapevolezza è che in una giuria tutto può succedere. Alice Rohrwacher rientra in Italia dopo i 12 giorni da giurata al Festival di Cannes. C’è la clausola di riservatezza e la regista italiana non può violarla, quello che è accaduto durante le discussioni guidate dal presidente di giuria Alejandro Gonzalez Inarritu deve restare segreto per non fare uno sgarbo al festival né polemiche con il delegato generale Thierry Fremaux per il quale questi rituali sono necessari, anzi vere e proprie regole. Nonostante il dovuto riserbo, l’autrice 37enne che a Cannes ha avuto grandi soddisfazioni a cominciare dal suo esordio con Corpo Celeste, accetta di parlare dell’esclusione dal palmares del film italiano. “Sento un’amarezza profonda perché ho molto amato il grande film di Marco Bellocchio che nel processo democratico di una giuria non ha trovato il suo posto. E’ un film che ho amato molto, opera di un grande maestro e ho provato con tutte le forze”, spiega.
    Alice Rohrwacher si dice convinta che “ci siano sempre nei festival, film meritevoli esclusi ma che hanno tempi diversi.
    Sono sicura – spiega – che questo film che oggi non è nella lista del Palmares ritornerà anche in maniera forte nei ricordi dei miei colleghi giurati”. L’ipotesi che Pierfrancesco Favino avrebbe potuto avere il premio andato ad Antonio Banderas per Dolores y gloria di Pedro Almodovar, c’è stata “chanches ci sono state”, dice, “ma non posso entrare nel merito”.
    Dodici giorni di grandi film e discussioni sono stati “un’esperienza grande, un lavoro molto bello nel confronto con questo gruppo di altri registi”, prosegue Alice Rohrwacher citando il francese Robin Campillo, il greco Yorgo Lanthimos, Inarritu e gli altri membri della giuria di Cannes 2019. Poi la cerimonia di chiusura, la festa stanotte all’Agora con tutti i premiati. “Prendere decisioni è stato difficile essendo tutte personalità molto forti ma poi ad un certo punto bisogna venirsi incontro. Alcune cose ci hanno unito molto, altre meno. La decisione della Palma d’oro al coreano Parasite è stata unanime, anche se ciascuno è arrivato a preferire quel film in maniera diversa”. Fa capire la Rohrwacher che il percorso è stato lungo, “Bong Jooh Ho a parte, abbiamo messo ai voti gli altri premi non essendo tutti d’accordo, ma è quello che accade spesso. E’ del resto la bellezza della democrazia, si possono esprimere pensieri diversi, poi c’è chi vince e chi non vince”.
   

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