Anche le opere d’arte hanno l'”acne”. E ora c’è un strumento per rilevarla


ROMA – Sorpresa, anche i quadri possono avere “l’acne”. Una forma di protuberanze simili a delle pustole, che un nuovo strumento palmare è in grado di rilevare, mappare e controllare. È quanto emerge da uno studio della Northwestern University, presentato al meeting annuale dell’American Association for the Advancement of Science (AAAS) a Washington. In particolare l’attenzione dei ricercatori si è focalizzata sui dipinti di Georgia O’Keeffe. La stessa pittrice, la cui attività artistica è associabile al precisionismo, una sorta di combinazione di cubismo e realismo, aveva notato delle ‘vesciche’ a forma di spillo che sembravano ‘ribollire’ sulla superficie dei suoi dipinti.

Per decenni, ambientalisti e studiosi hanno ipotizzato che queste minuscole sporgenze fossero granelli di sabbia, sollevati dal deserto del New Mexico, dove O’Keeffe viveva e lavorava. Ma  le sporgenze cominciavano a crescere, a diffondersi e infine a sfaldarsi. Un team multidisciplinare della Northwestern University e del Georgia O’Keeffe Museum di Santa Fe, nel New Mexico, ha ora diagnosticato la strana malattia della vernice dei dipinti: le sporgenze di dimensioni finissime sono saponi metallici, derivanti da una reazione chimica tra gli ioni metallici e gli acidi grassi comunemente usati come legante nelle vernici. Ispirato dalla ricerca, il team ha sviluppato un nuovo strumento portatile che può facilmente e senza sforzo mappare e monitorare le opere d’arte.

“Gli acidi grassi liberi all’interno dei mezzi leganti della vernice reagiscono con i pigmenti di piombo e zinco – evidenzia Marc Walton, che ha co-diretto lo studio – i saponi metallici iniziano ad aggregarsi, spingono sulla superficie del dipinto e formano qualcosa che assomiglia all’acne”. “Se possiamo facilmente misurare, caratterizzare e documentare queste protuberanze più e più volte, abbiamo la possibilità di osservarle mentre si sviluppano – conclude Oliver Cossairt, che ha guidato la sviluppo della nuova tecnologia – ciò può aiutare i restauratori a diagnosticare la salute e a prescrivere le possibilità di trattamento per le opere d’arte danneggiate”.




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