>>>ANSA/ Giorno Memoria: ghetto Varsavia, film archivio segreto – Film


(di Francesca Pierleoni)
(ANSA) – ROMA, 26 GEN – “Oggi non c’è solo un ritorno in
tutto il mondo del nazionalismo, ma si dà sempre più spazio
anche alle menzogne dimenticando la verità. Le persone che
racconto invece erano pronte a morire pur di far sapere la
verità”, dice la regista del documentario Chi scriverà la nostra
storia Roberta Grossman. Il film, prodotto da Nancy Spielberg è
tratto dall’omonimo libro dello storico Samuel Kassov
sull’archivio segreto del ghetto di Varsavia, evento alla Festa
del Cinema di Roma, uscirà dal 27 gennaio per la Giornata della
Memoria distribuito da Wanted Cinema e Feltrinelli Real Cinema
in tutto il mondo in 15 lingue con 300 proiezioni in
contemporanea.
   
Il film non fiction ricostruisce una storia straordinaria
poco raccontata: il lavoro clandestino compiuto da un gruppo di
giornalisti, ricercatori e capi della comunità ebraica, chiamato
in codice Oyneg Shabes, per testimoniare, con racconti scritti
le atrocità naziste e le condizioni inumane in cui furono
costretti a vivere nel Ghetto di Varsavia, 450 mila ebrei lì
rinchiusi dal 1940 al 1943 (quando il ghetto fu liquidato, con
massicce deportazioni in campo di concentramento). L’enorme
massa di scritti fu divisa in tre archivi, nascosti in zone
diverse del Ghetto: due furono ritrovati nel 1946 e nel 1950,
mentre il terzo è ancora mancante (si pensa possa essere sotto
l’ambasciata cinese a Varsavia)”.
   
Il gruppo Oyneg Shabes “era convinto che le parole potessero
avere la meglio sulla barbarie, voleva che il mondo sapesse cosa
stava succedendo agli ebrei nel Ghetto. Lavorò per far uscire
clandestinamente la verità (infatti le testimonianze arrivarono
a Londra) sperando che qualcuno venisse a salvarli”. Nonostante
la loro importanza storica, “gli archivi sono rimasti poco
conosciuti anche dopo la Guerra, perché Varsavia era comunque
dietro la Cortina di Ferro. Un’altra ragione era che l’archivio
era troppo onesto. Si parla di tedeschi buoni e cattivi, di
ebrei buoni e di altri che tradirono, di eroine e prostitute. Ne
esce un’immagine molto umana, ma subito dopo la guerra non c’era
la disponibilità ad ascoltare questa complessità, si volevano
solo gli eroi”.
   
Nel film, che in originale ha le voci narranti di Adrien
Brody e Joan Allen, ad accompagnare i racconti di sofferenza e
di coraggio, ci sono ricostruzioni di docufiction, che
permettono di conoscere meglio il leader dell’Oyneg Schabes,
Emanuel Ringelblum e una delle poche componenti del gruppo
sopravvissuta al campo di concentramento, Rachel Auerbach. Ci
sono inoltre le sconvolgenti immagini girate nel ghetto dai
nazisti, dove si vedono anche adulti e bambini che per la fame
si lasciano morire letteralmente per strada o le scene della
rivolta tentata nel 1943.
   
“Le troupe naziste di propaganda giravano costantemente
immagini nel Ghetto, per mostrare gli ebrei al peggio. Ho
cercato fra i materiali video per sette anni, mi sono arrivati
filmati da tutto il mondo. La domanda era se fosse giusto
mostrare quelle immagini. Io da cineasta ebrea sentivo di
poterle usare, per il valore documentaristico che avevano”,
conclude la Grossman.
   

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