Antartide: i ghiacci si sciolgono a tempo record


DOPO un’espansione durata diversi decenni, i ghiacci che circondano l’Antartide hanno cominciato a ridursi sempre più rapidamente. E’ quanto emerge da un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, che ha preso in esame l’andamento dal 1979 al 2018 in base ai rilevamenti satellitari. “In tre anni, dal 2014 al 2017, l’Antartide ha perso un’area pari alla banchisa dell’Artico”, ha spiegato all’Afp la climatologa della Nasa Claire Parkinson, tra i firmatari della ricerca.

Il ghiaccio galleggiante del continente meridionale è aumentato costantemente dal 1979 e ha raggiunto un livello record nel 2014, ma tre anni dopo l’estensione media annuale del ghiaccio marino dell’Antartico ha toccato il suo punto più basso, cancellando tre decadi e mezzo di guadagni. “Il fatto che un cambiamento così grande possa accadere in così poco tempo dovrebbe essere considerato un’indicazione che la Terra ha il potenziale per un cambiamento significativo e rapido”, ha affermato Waleed Abdalati, scienziato del ghiaccio dell’Università del Colorado.

Nelle regioni polari, i livelli di ghiaccio crescono durante l’inverno e si restringono in estate. Intorno all’Antartide, il ghiaccio marino era nel 2014 in media di 12,6 milioni di km quadrati (4,9 milioni di miglia quadrate). Nel 2017 ha raggiunto un record minimo di 10,6 milioni di km quadrati (4,1 milioni di miglia quadrate). L’area coinvolta nei cambiamenti è maggiore delle dimensioni del Messico e la perdita registrata è pari a due milioni di chilometri quadrati.

Un fenomeno che sembra non arrestarsi, sottolineano i climatologi ancora impegnati a studiarne le cause. Le ipotesi finora tengono conto di diversi fattori, oltre all’aumento delle temperature, come il buco dell’ozono, i venti, le correnti e le temperature degli oceani. Ma nessuno di questi elementi può, da solo, può giustificare la tendenza che si è innescata nel 2014. Inoltre, il nuovo incremento della quantità di ghiaccio registrato dai ricercatori tra il 2017 e il 2018, anche se debole, fa sperare che la rapida riduzione dei ghiacci avvenuta tra il 2014 e il 2017 possa dipendere da una variabilità naturale.


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