Atletica, la marcia intellettuale di Eleonora Giorgi: “Per fare 50 km conta più la testa delle gambe…”


ROMA – Una donna corre, anzi marcia, per 50 chilometri. Già è affasciante e strano di suo. Se poi aggiungiamo che la donna, la ragazza, la faticatrice, il talento, è un’italiana laureata alla Bocconi in economia con un Master alla Bicocca, una che alla sua prima 50 chilometri di marcia è riuscita a stabilire la miglior prestazione europea, lo spettacolo è unico e il quadro completo. Si chiama Eleonora Giorgi. Come “l’altra” Eleonora Giorgi, che appartiene all’immaginario cinematografico del Verdone di “Borotalco”. 29 anni, milanese o meglio lombarda per via di quell’accento che la sposterebbe in direzione del bresciano, l’Eleonora dei nostri tempi recita un copione diverso e soprattutto, sul set, è regista di se stessa (senza nulla togliere al suo coach, l’ex marciatore Giovanni Perricelli, argento mondiale nel ’95 a Goteborg sulla 50 km): “Mi metto lì e vado, ci vuole più testa che gambe quando si corre da soli, ci vuole testa per imparare a darsi degli obiettivi intermedi durante una manifestazione così lunga, altrimenti non vedi mai la fine e ti fai divorare dalla paura. Poi domenica, certo ho vinto, e ne sono strafelice, ma ho corso sempre in testa e questo mi ha portato a correre da sola, io che di solito sono abituata a scambiare qualche parola con chi mi sta accanto, non un tè con i pasticcini, però qualche parola sì. Sono abituata a farlo in allenamento a Parco Trenno, a Milano”.

Eleonora ha vinto la Coppa Europa in Lituania domenica stabilendo anche la miglior prestazione europea nonché il quarto tempo mondiale di sempre (4h04’50”). Si è tenuta alle spalle agguerrite fanciulle che come lei hanno “osato” valicare il grande passo che porta a disputare la più lunga gara dell’intera atletica, qualcosa che per le donne va poco sopra le quattro ore e che per gli uomini non si conclude, se sei forte, prima delle tre ore e quaranta o appena qualcosa di meno: “Certo è tutto cambiato. Una volta i grandi marciatori della storia, i leggendari maschietti della nostra atletica come Pino Dordoni (ci sono 24 minuti di differenza tra lei e Dordoni, ndr), andavano più lenti di me. Ma erano veramente altri tempi, se guardate bene allora, senza offesa per nessuno, si camminava, non si marciava, nel senso che diamo noi oggi alla parola e alla disciplina”.

Eleonora dice anche: “La 50 chilometri di marcia è qualcosa di estremo e di profondamente attraente. E’ stata la mia prima esperienza sulla distanza e adesso so cosa si deve fare per recuperare. Tutto il possibile. E non è facile. Quante ne puoi fare in una stagione? Non abbiamo neanche tante possibilità, il calendario della marcia non è vastissimo, e nella maggior parte dei casi parliamo di distanze corte, tipo 10 km. Posso comunque dire con certezza che la mia prossima gara saranno i 50 chilometri dei Mondiali di Doha a fine settembre. Così ho tempo per recuperare. E per allenarmi”. C’è un altro aspetto che colpisce: la 50 chilometri è entrata nell’atletica femminile dopo i Giochi di Rio. Ma ne uscirà dopo il 2020, così come nel calendario maschile: “Mi dispiace ma capisco. Peccato perché ci stavamo tutte abituando, pensate che la cinese Liu Hong era già scesa sotto le quattro ore. E’ una gara storica, soprattutto qui in Italia, con i campioni che abbiamo avuto. Ma mi rendo conto che se l’alternativa era di far sparire la marcia femminile, allora è meglio che la Iaaf abbia scelto di ridurre le distanze (probabilmente sia per le donne che per gli uomini dal 2021 verranno codificate una 10 chilometri e una 30 chilometri): “Ma a Tokyo 2020 ancora non si sa. In teoria la 50 km femminile non dovrebbe essere disputata, ma ci sono state proteste e alcune atlete hanno addirittura chiesto l’assistenza di un avvocato”. Che potrebbe ricorrere al Tas di Losanna in nome della parità dei diritti di genere: “Stiamo a vedere, intanto mi riposo un po’ e poi ricomincio ad allenarmi. Quanto? Diciamo che sto intorno ai 200 km a settimana e a volte mi alleno con una maratona…”.


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