Attacco al potere, il fascino della saga – Film


 A dominare il panorama delle uscite nell’ultimo weekend di agosto (il 28, in coincidenza con l’apertura della Mostra del Cinema di Venezia) è uno dei blockbuster più fortunati di Hollywood: “Attacco al potere 3”, voluto, prodotto e interpretato da Gerald Butler che per l’occasione torna a vestire i panni dell’agente speciale Mike Banning, guardia del corpo del Presidente degli Stati Uniti. La distribuzione italiana del film, Lucky red in accordo con Universal, gioca d’anticipo rispetto alle offerte “da festival” che arriveranno da Venezia e si affida a un prodotto solido e ben costruito che, di fatto, conclude la lunga estate cinematografica 2019, la prima in cui si è cercato di invertire la tendenza del “chiuso per ferie”. E che del resto nella prima settimana di uscita Usa lo ha visto al top degli incassi americani del weekend con oltre 21 milioni di dollari.


    Il terzo capitolo della saga arriva a 6 anni dal modello originale e a tre da un sequel che sorprese tutti per la vitalità d’intreccio e il favore di pubblico. L’idea del Presidente americano minacciato e dell’agente che lo salva quando tutto sembra perduto attraversa da molti anni la fantasia (relativa) degli Studios. Con accenti diversi abbiano visto all’opera Clint Eastwood (la guardia) e Harrison Ford (il presidente), ma l’accoppiata Gerald Butler/Morgan Freeman è piaciuta fin da subito al pubblico, tanto che l’originale (dal titolo “Olympus: Angel has Fallen” spazzò via in poche settimane la concorrenza e guadagnò in fretta il triplo del costo, performance ancora migliorata dal sequel. Questa volta gli sceneggiatori (Katrin Benedikt, Robert Mark Kamen, Creighton Rothenberger) e il regista al debutto Roman Waugh non si sono sforzati più di tanto, limitandosi a rovesciare i termini del gioco: dopo un misterioso e letale attacco di droni sconosciuti che lascia ferito il Presidente, Mike Banning viene accusato di aver attentato alla vita del suo superiore, proprio quando stava per avere la promozione a capo dei servizi di sicurezza. Per Mike,”l’angelo caduto”, l’unica possibilità di discolparsi sta nel trovare i veri responsabili (che nell’ombra progettano un colpo di stato) e per ottenere il suo scopo e salvare il Presidente non può che evadere, darsi alla macchia, trovare qualche alleato che lo accompagni in una missione ai confini dell’impossibile. E il partner ideale sarà il suo anziano e barbuto genitore, un Nick Nolte in ottima forma, saggio e spericolato quanto basta. Da qui in avanti il film procede per colpi di scena, esplosioni ed effetti speciali, in un tripudio di fuochi artificiali che aiutano la limitata mutevolezza d’espressioni del protagonista.
    Niente di nuovo sotto il sole, ci potrebbe dire: eppure il fascino eterno della saga, quel ripetersi di situazioni che conosciamo a memoria ma ogni volta ci lasciano sorpresi e gratificati per varianti e risultato finale, funziona una volta di più. L’idea vincente è che l’uomo più potente del mondo (il presidente) sia in realtà vulnerabile e fragile come ciascuno di noi, ma che abbia alle spalle un angelo custode capace di autentici prodigi pur di arrivare al risultato atteso. E per questo tipo di ruoli il granitico Gerald Butler è perfetto. Il primo a saperlo è proprio lui che si gioca fama e denaro producendo il film, con la quasi certezza di recuperare l’investimento: meglio di un esperto giocatore di borsa a Wall Street.


   

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