Bambine rifugiate, un destino di esclusione dalla scuola e da un futuro dignitoso


ROMA – Si sposano quando hanno ancora 10 anni, il destino peggiore. Se non è così, si ritrovano da sole in un luogo lontano e sconosciuto, preda di chiunque voglia far loro del male: abusi sessuali, sfruttamento, violenze di ogno sorta. E’ così che finiscono le bambine rifugiate (sorte che riguarda anche i bambini) quando non hanno possibilità di andare a scuola. L’UNHCR – che ha stimato un numero di 4 milioni di ragazzini impossibilitati ad andare a scuola, circa 500 mila in più rispetto all’anno scorso – ha voluto focalizzare l’attenzione sul fenomeno del difficile, anzi impossibile, accesso all’istruzione che coinvolge oltre il 40% delle bambine costrette a fuggire, da sole o con la famiglia, dalle guerre, dai disastri naturali, dalle ingiustizie insopportabili di questo mondo.

Più si diventa grandi, più aumentano le discriminazioni. Solo il 61% dei bambini rifugiati frequenta la scuola primaria, rispetto al 92% dei bambini di tutto il mondo. Con l’età, poi – secondo il rapporto diffuso dall’UNHCR – questo divario aumenta. Infatti, alla scuola secondaria accede solo il 23% dei rifugiati, rispetto all’84% dei bambini su scala globale. Percentuali che infine scendono all’1% quando si arriva all’istruzione superiore, rispetto al dato generale che è del 37%. Per le ragazzine rifugiate – ecco il punto focale dell’evento organizzato dall’UNHCR – la situazione è ancora più drammatica e allarmante. Man mano che crescono le bambine sono costrette ad affrontare un’emarginazione sempre più severa, complici le convenzioni sociali e culturali (radicatissime in molte aree del mondo), ma anche le strutture inadeguate (servizi igienici inesistenti o forniture per il ciclo mestruale)  senza contare che i libri, le uniformi scolastiche e i trasporti, per le famiglie possono risultare impossibili da sostenere. 

L’evento con gli attori. All’evento è stato dato il titolo: “Una bambina rifugiata non può scegliere, ma noi sì”, ed è stato organizzato, appunto, dall’UNHCR che ha voluto coinvolgere una piccolo “plotone” di attori, da Cecilia Dazzi a  Maria Chiara Giannetta e Francesco Pannofino, proprio per lanciare la Campagna di raccolta fondi intitolata “Mettiamocelo In Testa”, che ha appunto lo scopo di aiutare i bambini sfollati e rifugiati. Una parte importante e preziosa dell’immensa platea globale di profughi, che ammonta a quasi 70 milioni di individui. il 90% resta dei quali resta comunque nei Paesi del sotto-sviluppo.

Una perdita economica enorme secondo la Banca Mondiale. E’ ormai il terzo anno che “#Mettiamocelointesta” si ripropone per sensibilizzare la gente comune e le pubbliche istituzioni sul ruolo decisivo, fondamentale dell’istruzione per le bambine rifugiate. Nel rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati  (Turn the tide, cioè invertire la rotta) l’accesso all’istruzione tra maschi e femmine non è uguale. Sono le bambine le più discriminate, avendo – di fatto – la metà delle probabilità di iscriversi ai livelli superiori della scuola, rispetto ai loro coetanei maschi. Un gap che – come ha messo in risalto Carlotta Sami, portavoce per l’Italia dell’UNHCR – ha un costo che la Banca Mondiale ha calcolato in circa 30 miliardi di dollari, in termini di mancata produttività e mancati guadagni. 

Il numero solidale 45588. “E’ arrivato il momento – ha detto Carlotta Sami – di investire nell’istruzione delle bambine rifugiate. Più alto è il loro livello di scolarizzazione, più elevate saranno le loro abilità in termini di autonomia, leadership e capacità imprenditoriali, prerogative essenziali per favorire l’integrazione nelle comunità ospitanti. Obbligarle a diventare adulte prima del tempo – ha aggiunto Sami – vuol dire privarle della loro infanzia, dei loro sogni, delle speranze e non dar loro nessuna possibilità di scelta per costruire un futuro dignitoso”. Per tutto questo, l’UNHCR ha lanciato la Campagna di raccolta fondi, attraverso un numero solidale per inviare un Sms al 45588: si garantirà così, con soli 2 euro, un mese di scuola a una bambina rifugiata. Sarà possibile contribuire fino al prossimo 17 febbraio. 

 


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Mario Calabresi
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