Bambini soldato, la reintegrazione possibile: nel 2018 assistiti 106 ex “piccoli guerrieri” forzati



ROMA – La parola chiave è “Reintegrazione”. Per un ex bambino soldato significa avercela fatta: se non ad aver cancellato ogni traccia del trauma subito (cosa, probabilmente, impossibile), quanto meno a riprendere una vita normale. Che significa tanto. Innanzitutto reinserirsi nella vita civile, accettando di riconoscersi in un nuovo ruolo e in una nuova identità sociale e venendo accettati in questa nuova veste dalle famiglie e dalla comunità di residenza, a partire dal pieno riconoscimento politico e legale. E poi vedersi e potersi garantire le condizioni materiali per vivere in dignità, attraverso la partecipazione a percorsi di educazione formale e informale e l’acquisizione di nuove competenze, la tutela dell’unità famigliare, la possibilità di contare su mezzi di sussistenza di base.

Un percorso lungo e complesso, ma possibile. Come in Somalia, dove un ventennio di conflitto asimmetrico tra diversi attori armati, la povertà diffusa e la fragilità del sistema di protezione delle fasce più vulnerabili, rendono l’utilizzo di bambini soldato particolarmente diffuso, e dove, solo nel 2018, INTERSOS, su un totale di 499 minori separati e non accompagnati assistiti, ha reinserito 106 minori che erano stati identificati bambini affetti dal conflitto, tra cui 65 ragazzi e 41 ragazze, tutti tra i 14 e i 17 anni.

Usati anche come facchini o spie. Perché essere arruolati da un gruppo armato e vivere gli orrori della guerra non significa necessariamente soltanto imbracciare un’arma. I minori possono essere utilizzati in diverse funzioni logistico–informative, ad esempio come cuochi, facchini, messaggeri, spie. Secondo l’ultimo rapporto annuale del Segretariato Generale ONU sui bambini e i conflitti armati, sono stati 2.027 i minori reclutati e utilizzati nel corso del 2017 dai gruppi armati presenti in Somalia, con una crescita degli episodi di violenze, minacce e detenzione per costringere i famigliari a consegnare i propri figli.

Le diverse fasi del percorso. Il percorsi di reintegrazione di un ex bambino soldato prevede diverse fasi. Una volta accolto in un luogo protetto, il minore deve avere accesso alle cure mediche necessarie e ricevere un costante supporto psicologico ed emozionale. Nonostante la scarsità di psicologi infantili specializzati nel paese (l’Università di Mogadiscio ha solo recentemente attivato un percorso di studio attinente, istituendo una cattedra di social welfare) gli psicologi e gli assistenti sociali di INTERSOS riescono a garantire tale supporto attraverso attività ricreative e formative, costruendo percorsi personalizzati per ciascun ragazzo o ragazza.

La ricongiunzione con la famiglia. Nella seconda fase i minori vengono ricongiunti con la famiglia di origine o affidati a tutori. Se hanno meno di 15 anni si favorisce il loro reinserimento nel sistema scolastico, sia attraverso corsi di alfabetizzazione e acquisizione di competenze di base, sia supportando economicamente chi si prenderà cura di loro. Se, invece, hanno più di 15 anni e non sono intenzionati a riprendere un percorso di studio, vengono coinvolti in attività formative utili a consolidare un’istruzione di base e ad imparare un mestiere confacente alla propria vocazione. Inoltre, viene garantito un sostegno utile all’inserimento lavorativo. Molti dei ragazzi e delle ragazze transitati dal nostro centro sono oggi elettricisti, carpentieri, falegnami, sarti, elettrotecnici…

I vincoli d’età imposti dal governo somalo. L’impegno di cui INTERSOS è parte attiva per contrastare l’uso di bambini soldato e favorire il loro reinserimento si inserisce in uno sforzo congiunto. La Somalia ha ratificato nell’ottobre 2015 la Convenzione dei diritti sul bambino, Il 6 gennaio 2017, l’esercito nazionale somalo ha emesso un ordine generale del personale secondo cui un individuo deve avere almeno 18 anni per arruolarsi. È in vigore un accordo che prevede che le forze di sicurezza nazionali della Somalia (SNSF) sostenute dalla missione dell’Unione Africana in Somalia (AMISOM) trasferiscano alle Nazioni Unite o ad un’agenzia umanitaria designata, tutti i bambini separati da gruppi armati entro 72 ore dal loro fermo. INTERSOS è, dal 2014, organizzazione leader della task force IDTR (Identification, Documentation, Tracing, Reintegration) per il recupero degli ex bambini soldato in Somalia.
 


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