Barbujani, una storia quasi noir – Libri


(di Paolo Petroni)
(ANSA) – ROMA, 22 NOV – GUIDO BARBUJANI, ‘TUTTO IL RESTO E’
PROVVISORIO’ (BOMPIANI, pp. 218 – 16,00 euro) – L’antiquario
padovano di origini triestine Gianni Schuft perde la testa
perché si innamora di una affascinante donna più giovane o perde
la testa perché scopre una vita libera e piena e si illude
lucidamente di poter cambiare tutto nella sua esistenza? Non sa
ancora come in verità “siamo in bilico, un po’ di qua e un po’
di là. E nello stesso momento in cui nell’occhio si forma una
lacrima, sulle dita ci spuntano gli artigli con cui potremmo
fare a pezzi un nostro simile”.
Quando la bella Ilirjana Mehmeti, violoncellista kosovara che
per sopravvivere in Italia fa la commessa e la dama di compagnia
di un’anziana signora che le dà alloggio, entra nella sua vita,
con i suoi tratti mobili e mutevoli, con i suoi sentimenti e le
sue difese che nascono di chi ha patito una brutta guerra,
Gianni vive da commerciante benestante di provincia un giorno
dopo l’altro sempre eguali, cercando di scendere a patti con la
camorra che gli chiede il pizzo e passando serate passate “a
guardare nel vuoto, facendo finta di lavorare e intanto
pensando, immaginando” viaggi, fughe e cambiamenti, accanto a
una moglie che ogni tanto tradisce e si scoprirà poi quanto in
realtà lo ami.
   
Barbujani è genetista di vaglia internazionale, allievo di
Cavalli Sforza negli Usa, autore di saggi scientifici e altri
divulgativi in cui cerca di farci capire, dati alla mano, che
alla lontana siamo tutti parenti a prescindere da razze e
colori, ma anche scrittore fine e ironico come dimostra il suo
‘Lascia stare i santi’, coinvolgente reportage romanzesco di una
curiosa esperienza professionale. In queste pagine narrative
mostra una sensibilità e un’arte particolari a cominciare
proprio dalla scrittura e dalla scelta di un tono sobriamente
affabulatorio che risulta così insinuante e tende pian piano a
coinvolgere, grazie anche a una trama che andrà prendendo
sfumature noir.
Gianni racconta dalla cella di un carcere in cui è rinchiuso,
e scopriremo come e perché ci è finito solo andando avanti con
la sua storia. Il suo negozio vive dei rifornimenti che gli
procurano due suoi fidi scagnozzi, Panciera e Frigo, che girano
la provincia e i monti cercando e acquistando per lui oggetti e
mobili che un suo restauratore di fiducia, Biasin, porta a nuova
vita. Ma è sempre più difficile trovare qualcosa, così i due
propongono di andare oltre confine, in Slovenia, e il padrone si
fa convincere, iniziando senza saperlo la sua ascesa verso un
periodo di cambiamenti vissuto con positivo entusiasmo anche con
la scoperta di un nuovo amore e poi di discesa verso
disillusioni, colpi di testa e patimenti di chi comincia vivere
solo al passato.
   
Il fatto è che Ilirjana i suoi due agenti la coinvolgono per
far loro da interprete e rompere il ghiaccio con le persone che
contattano oltre confine nei paesi, ma sarà Gianni a essere
conquistato pian piano da lei, mentre si troverà coinvolto pure
in un colpo che pensa possa aiutarlo a cambiare vita (comprare
in blocco tutti gli arredi di un castello sul lago di Bled).
   
Ilirjana è una che non vuole sentirsi obbligata, perché questo
“porta inevitabilmente con sé falsità e poi desolazione”. Lui
invece vuole molto di più, tanto che un giorno si troverà a dire
di non soffrire per il carcere, ma per l’abbandono di lei, con
cui continua a parlare giorno e notte come un pazzo. In fondo
sostiene che non abbiamo scelta, le storie ci accadono e si
entra “spensieratamente in una turbina accesa”. Sarebbe ingiusto
raccontare molto di più di questo romanzo che, diciamolo, non
racconta un femminicidio ed è fatto di colpi di scena, di fughe
on the road, di passioni, dolori e tenerezze di un uomo, ma
anche di tutti gli altri personaggi che entrano nella sua vita,
da Perko a Irina, che l’autore riesce sempre a far vivere
disegnandoceli con tratti precisi che ne rivelano la psicologia.
   




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