Barcellona-Real Madrid, un Clasico senza Ronaldo e Messi ma che può già segnare la Liga


ROMA – Il primo passo, dopo la fine di un’era. Barcellona-Real Madrid, Camp Nou (domenica, ore 16,15) senza Leo Messi e Cristiano Ronaldo, quasi dieci anni di sfide (e di Palloni d’Oro, equamente divisi), magie, reti. Il primo contro il secondo al mondo, ma anche viceversa. L’ultima volta del Clasico senza entrambi gli assi in campo è stata nel dicembre 2007, al Camp Nou, successo del Madrid (con timbro dell’ex romanista Julio Baptista), con Messi ai box per infortunio, come domenica pomeriggio, e il portoghese ancora al Manchester United. Tra i blaugrana c’era Ronaldinho – tridente con Iniesta ed Eto’o – che si preparava al passaggio di consegne con il fuoriclasse argentino, tra i blancos invece il mito Raul, Van Nistelrooy, anche Fabio Cannavaro. Campioni, fuoriclasse. Ma non del livello di Leo e Cristiano, oltre 1300 reti in due in carriera (e il tassametro corre), magneti capaci di portare 110 mila persone, lo scorso anno a Miami per un Clasico in versione amichevole nel microonde di agosto. Benzina emotiva l’un per l’altro, fenomeni che si stimano e si scrutano a distanza. Insomma, non sarà più lo stesso. Anche perché manca un altro asset degli ultimi dieci anni, Andres Iniesta, ora ammirato in Giappone. Ma restano Barcellona (che riavrà il suo numero dieci tra circa un mese) e Real Madrid, le due potenze del pallone, multinazionali di trofei e di soldi. E in campo finiranno comete del calcio internazionale, Suarez, Piquè, Kroos, Modric, Benzema.
 

LA LIGA INCERTA DI BARCA E REAL – Certo, il Clasico non arriva nel miglior momento per i due colossi, anche se i blaugrana hanno respinto senza troppa fatica l’Inter, qualche giorno fa in Champions League, mentre gli ex Galacticos a stento hanno riannodato il filo del gol (che mancava da svariate ore) con il Viktoria Plzen (2-1), preso invece a pallate un paio di settimane prima dalla Roma. E la partita è già di peso per la sceneggiatura della Liga: in classifica gli orfani di Messi sono primi, 18 punti, con appena due punti di media a gara, seguiti da un manipolo di imbucate alla festa (Espanyol, Alaves, Valladolid), mentre il Real Madrid è addirittura settimo, 14 punti. Addirittura hanno perso nello stesso turno, il 26 settembre, con il Real messo a terra dalla tripletta di Andre Silva e il Barça fermato dal Leganes, evento che non accadeva da gennaio 2015. Un successo, soprattutto del Barcellona, spedirebbe il Real quasi a centro classifica (e nelle mani di Antonio Conte?), con i blaugrana a fare l’andatura in testa.
 
MESSI, CR7: DOVE SONO GLI EREDI? –  Il testimone non è pesante, di più. Forse non è sostenibile, soprattutto in casa madridista, che conta leader emotivi come Sergio Ramos ma senza l’asso di briscola – anche per gli infortuni in fila di Gareth Bale – che gira inserisce la password e cambia le partite, che era il pane di Ronaldo, soprattutto in Champions League. In estate Florentino Perez ha provato per Eden Hazard, Neymar jr, Kylian Mbappè, ma con Julen Lopetegui in panca ha preferito seguire la traccia spagnola, da Isco ad Asensio. E per ora la strada è in salita proprio per Asensio e pure Mariano Diaz, che ha ereditato il numero sette del portoghese, sinora con risultati in perdita, neppure un gol in Liga, mentre in Coppa si è sbloccato contro la Roma. Al Camp Nou, invece, senza Messi il Barcellona sembra diretto verso Philippe Coutinho, pagato 160 milioni di euro e al secondo Clasico, che comincia ad avere un peso nelle tracce dei blaugrana, che cercano il calcio in verticale più che il tiki taka, in ogni caso patrimonio genetico del club. Dunque, Cou più di Ousmane Dembele, anche lui pagato oltre quota 100 milioni dai catalani, cambi di passo e classe. Ma presto, forse troppo, per l’eredità di Messi. Mentre forse c’è l’erede –  da scrivere sottovoce e comunque in scala ridotta – di Andres Iniesta, il brasiliano Arthur, 22 anni, numero otto sulle spalle, titolare nelle ultime due partite di Liga e Champions dopo la partenza con marce basse in avvio di stagione.

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Mario Calabresi
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