Barry Jenkins, l’amore contro il razzismo – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – ROMA, 30 GEN – ‘Se la strada potesse parlare’ di
Barry Jenkins, regista premio Oscar con ‘Moonlight’, racconta,
allo stesso tempo, una bella storia d’amore, una grande famiglia
nera e quel razzismo verso gli uomini di colore mai davvero
sepolto negli States. Il film, già in concorso alla Festa di
Roma e in sala dal 24 gennaio con Lucky Red, non è altro che
l’adattamento del romanzo omonimo (pubblicato in Italia da
Rizzoli) di James Baldwin, scrittore afroamericano da sempre
punto di riferimento dei movimenti per i diritti dei neri.
   
Siamo negli anni Settanta nel quartiere di Harlem, Manhattan.
   
Di scena la storia di Tish (una straordinaria KiKi Layne,
vincitrice del Golden Globe per la miglior attrice non
protagonista), ragazza di Harlem che scopre di essere incinta
del fidanzato Fonny (Stephan James), proprio quando questi
finisce in prigione per un crimine (una violenza sessuale) che
non ha commesso.
   
Ma la ragazza, dolce e forte allo stesso tempo, ha dalla sua
una famiglia che non la lascerà sola in questa tragedia e potrà
così contare su ognuno dei suoi membri, sorelle e padre, e
soprattutto sulla combattiva ed empatica madre Sharon (Regina
King). Con l’aiuto della famiglia, Tish cercherà di dimostrare
l’innocenza di Fonny anche se, come si dice nel film, “in
America per quanto riguarda la giustizia verso i neri le carte
sono truccate”.
   
Tra le belle sequenze del film, già presentato in prima
mondiale al Toronto Film Festival, la ‘prima volta’ di Tish e
Fonny, davvero stupenda e piena di poesia.
“Sì è vero, anche nel libro di Baldwin c’è l’idea che l’amore
ti può salvare – ha spiegato a Roma Jenkins -. Il fatto è che i
neri hanno vissuto da secoli esperienze e vite terribili, ma per
fortuna dentro di loro ci sono ancora la gioia e la bellezza che
danno la forza di sopravvivere. E poi va detto che nei suoi
romanzi Baldwin cavalca due vie: una molto romantica e sensuale
e l’altra molto critica sul rapporto tra bianchi e neri”.
   
E ancora sull’amore e la solidarietà della famiglia di Tish
che accetta con autentica gioia il fatto che lei sia incinta di
un uomo in prigione: “L’amore e l’accoglienza verso questo
bambino che deve nascere dipendono anche dal fatto che in quanto
nero sarà in pericolo, dovrà combattere, c’è insomma anche un
istinto protettivo verso di lui da parte di tutta la famiglia.
   
Una cosa tipica delle famiglie dei neri d’America”.
   
Sull’emergente neo-razzismo mondiale ha detto infine il
regista: “Anche da voi in Europa i tanti confini stanno
diventando molto più duri. Da noi essere neri o latini non è
certo facile con il presidente che abbiamo”. (ANSA).
   

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