Biloslavo e Micalessin, reporter guerra – Libri


(di Francesco De Filippo)
(ANSA) – TRIESTE, 21 FEB – FAUSTO BILOSLAVO E GIAN
MICALESSIN, GUERRA GUERRA GUERRA (Mondadori, pp.251,24,90 euro).
   
C’è un quesito non scritto, ma che aleggia, in sospeso, una
volta terminata la lettura di ‘Guerra guerra guerra’ dei due
coraggiosi reporter di guerra Fausto Biloslavo e Gian
Micalessin: perché nonostante l’evoluzione e il progresso della
vita dell’uomo sulla Terra, ancora tante questioni vengano
risolte con il più brutale e preistorico dei comportamenti
umani, la guerra?
Evidentemente, la pulsione aggressiva è uno degli aspetti
della personalità dell’essere umano più impermeabile al contesto
in cui questi vive, e dalla molteplice utilità. Il libro non è
un saggio ma la modalità reiterata, costante dei conflitti,
sempre uguali, mettono a nudo un terribile istinto di violenza
nell’individuo, quasi un bisogno di lasciar esplodere una
violenza covata, di commettere massacri, ingiustizie, soprusi.
   
Gli oltre trenta anni di guadagnata professione di Biloslavo
e Micalessin sono sintetizzati in un interessante, franco
catalogo di atrocità (ma anche di splendidi esempi di
generosità, altruismo, correttezza ed eroismo), testimoniate in
un paio di centinaia di pagine e in una ottantina di foto a
corredo di tanti dei conflitti scatenatisi in ogni parte del
mondo in questo arco temporale. Dunque, il mattatoio ceceno, lo
scannatoio ruandese, la guerra sporca nei Balcani e quella
sempiterna dell’Afghanistan. Fino alle fantasiose crudeltà su
larga scala dell’Isis, utilizzate anche come metodo di
propaganda.
   
Il libro gronda dell’adrenalina dei protagonisti, forse
l’unica ragione a spingere questi due tranquilli triestini (tre
con il compianto Almerigo Grilz, ucciso il 19 maggio 1987 mentre
riprendeva alcune scene della guerra in Mozambico), figli di
esuli istriani, a infilarsi – armati solo di taccuino, macchina
fotografica e telecamera – nelle situazioni più pericolose e
disagiate sulla Terra. Tanto pericolose che Biloslavo racconta
il finto incidente stradale occorsogli in Afghanistan, causato
invece proditoriamente dalla polizia segreta del Paese,
manovrata dai sovietici, e dal quale si salvò miracolosamente.
   
Aveva 26 anni e un gigantesco camion gli passò addosso: non
rimase spappolato soltanto perché cadde in una buca che attutì
l’impatto. Ma sarebbe rimasto tre mesi immobilizzato a letto e i
successivi sei su una sedia a rotelle. Anche i sette mesi di
prigionia, dal 14 novembre 1987, dopo due mesi di reportage
clandestino con i mujaheddin di Ahmad Shah Massoud sono da
incorniciare.
   
Colpisce anche del libro il fatto che, appunto, si tratti di
Mosul o della Sirte, della Birmania o dell’Angola, dei dushman
(nemici, i talebani) o degli shahid (martiri suicida), Gaza,
Romania o Sierra Leone, le guerre si somigliano tutte, così come
le fake news che intorno a queste si raccontano. Alcune delle
quali sono svelate in queste pagine.
   
Tra i tanti caduti senza nome né tomba, da una parte e dall’
altra, gli autori dedicano un capitolo ai colleghi e amici che
non ci sono più: Grilz, appunto, Ilaria Alpi, Maria Grazia
Cutuli, Raffaele Ciriello, una lista, anche questa, che si
allunga di anno in anno.(ANSA).
   




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