Bobulova e Porcaroli, duello al femminile – Film


(ANSA) – Baby prostitute, ricchi imprenditori, eccessi, paure, fragilità e bugie. Elementi che vengono filtrati fra dramma e noir dall’incontro/scontro al femminile di Tutte le mie notti di Manfredi Lucibello, con Barbora Bobulova, Benedetta Porcaroli e Alessio Boni, in sala dal 28 marzo da 102 Distribution dopo l’anteprima ad Alice nella città alla Festa del Cinema di Roma.
    Le protagoniste del ‘duello’ sono Veronica (Bobulova), rigido avvocato di un’importante azienda, guidata da un imprenditore pronto a tutto (Boni), e Sara (Porcaroli) 17enne che pensa di poter gestire la sua vita segreta. In una notte d’autunno, nelle strade deserte di una cittadina di mare, Veronica e Sara si incontrano e le loro vite cambiano inaspettatamente prospettiva.
    Una serata di eccessi finita male, proietta le due protagoniste in una guerra di sentimenti, che mescola confidenza, tensione, disillusione, sorellanza.
    “Personaggi come Sara o come quello che ho interpretato nella serie Netflix, Baby – ha detto all’ANSA Benedetta Porcaroli -.
    si possono affrontare solo non giudicandoli. Ho cercato di avere un occhio oggettivo, capire le loro motivazioni. Queste storie non vogliono dare risposte ma offrire al pubblico la possibilità di farsi delle domande. Nel film e nella serie, si sono scelte strade diverse ugualmente originali. Qui il linguaggio è del thriller anche se non è un crime. Si spiega anche quello che succede nella testa delle due donne”.
    Veronica “non è stata facile da costruire – ha aggiunto Barbora Bobulova – è chiusa, introversa e sola. Questo incontro con la ragazza cambia qualcosa nella sua vita, nel suo essere donna”. La storia si poteva raccontare in tanti modi “ma ho deciso di concentrami sulle due donne, perché li trovo i personaggi più interessanti – dice Manfredi Lucibello -.
    Oltretutto in questo periodo storico, quello di cui parliamo è un tema di cui bisogna occuparsi. Anche se c’è ancora chi mi chiede perché, da uomo, abbia fatto un film tutto al femminile”.
   

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