Brexit di Varvello è una storia blues – Libri


(di Alessandro Carlini)
(ANSA) – LONDRA, 27 FEB – MARCO VARVELLO, BREXIT BLUES
(MONDADORI, pp. 264 – 18 euro). Se fosse una canzone la Brexit
non potrebbe che avere le note del blues, una melodia popolare
che mischia speranza, paura, ironico e grottesco. E in questi
termini la immagina Marco Varvello, corrispondente del TG1 Rai
da Londra, nel suo romanzo corale Brexit Blues, un viaggio nella
Gran Bretagna alle prese con l’evento più importante degli
ultimi decenni, che la sta mutando in modo radicale: il
“divorzio” dall’Unione europea.
Grazie alla sua esperienza pluriennale di giornalista,
l’autore, partendo da vicende ispirate a fatti realmente
accaduti, ha costruito con maestria un mondo surreale dove si
alternano personaggi e situazioni straordinarie: un ex ministro
che organizza attentati, una guerra tra condomini che porta a
votare Leave, un triangolo finanziario che finisce nel sangue,
una centrale nucleare cinese a due passi da Londra, le cure
dell’Nhs, il servizio sanitario inglese, elargite come
indulgenze ad un villaggio romeno. Emerge così lo strano mondo
distopico del Regno Unito post Brexit, fatto di contraddizioni e
conflitti, gli stessi che si continuano a vedere in queste
settimane di trepidante attesa di fronte a un addio all’Ue
all’insegna dell’incertezza.
   
Varvello nel suo libro, fra romanzo e memoir di sensazioni e
ricordi, fa emergere anche le preoccupazioni di milioni di
famiglie europee che vivono Oltremanica, fra cui 700 mila
italiani. Nonché delle tante famiglie che mandano i figli a
studiare e a perfezionarsi in Inghilterra. L’autore stesso ha
compiuto una scelta personale molto importante, quella di
prendere la cittadinanza britannica, pur conservando quella
italiana.
“Non immaginavo certo che un giorno il passaporto britannico
mi avrebbe tenuto al riparo dalle traversie burocratiche e
amministrative a cui vanno incontro adesso i miei connazionali
europei che vivono qui – scrive Varvello in Brexit Blues – Tutti
alle prese con la richiesta di residenza permanente, con
l’incubo di tornare al permesso di lavoro o di soggiorno. Potrei
dunque godermi la doppia cittadinanza e ringraziare il mio sesto
senso. Ma allora perché provo questo disagio?”. Un disagio
forte, quello che proviene dall’idea che i britannici,
immaginando un loro futuro radioso lontano dall’Ue, abbiano
invece riportato indietro l’orologio della storia.
   

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