“Cambia il tuo anno di nascita”: la bufala che blocca il tuo account Twitter


ROMA – No, cambiare l’anno di nascita su Twitter non ti permetterà di avere una bacheca tutta colorata. Soprattutto se l’anno in questione è il 2007. Perché i termini di utilizzo della piattaforma di microblogging prevedono per l’iscrizione un’età minima. Una soglia fissata a 13 anni, mentre chi è nato nel 2007 di anni ne ha 12, e di conseguenza non ha i giusti requisiti per cinguettare. Eppure in tanti ci sono cascati, vedendosi chiudere d’improvviso il profilo. Hanno modificato la fatidica data, credendo di sbloccare una nuova funzione, invece per contrappasso sono stati bloccati. Non si sa quante siano esattamente le persone cadute nel tranello, ma di certo un numero considerevole visto che Twitter support, l’account ufficiale del social che fornisce supporto agli utenti, si è sentito in dovere di pubblicare un post di allerta. 

La bufala ha iniziato a girare sulla piattaforma di Jack Dorsey qualche giorno fa a partire dal cinguettio del profilo @s_rxii. Il tweet in inglese promette una bacheca colorata a chiunque aggiorni il proprio anno di nascita al 2007. Un post che al momento in cui scriviamo ha ottenuto oltre 48mila like e 28mila condivisioni, e ha convinto in molti a provare pensando che, in fondo, non costasse nulla. Peccato che, andando a leggere le condizioni d’uso della compagnia, c’è scritto chiaramente che: “Devi avere almeno 13 anni di età, o nel caso di Periscope 16 anni di età, per utilizzare i servizi”. 

 

Così chi si è lasciato abbindolare dalla falsa promessa di @s_rxii – una versione contemporanea degli acquirenti della Fontana di Trevi venduta da Totò – , quando ha tentato di accedere nuovamente al proprio account, ha ricevuto in risposta da Twitter questo messaggio: “Abbiamo determinato che al momento della creazione del profilo non hai raggiunto l’età minima necessaria”. Chiuso fuori.

 

Stando a quanto riporta Buzzfeed, il blocco automatico dell’account di chi dichiara un’età inferiore richiesta dai termini di servizio, è stato implementato in seguito al Gdpr: il regolamento generale per la protezione dei dati personali degli utenti adottato dall’Unione Europea. Una misura presa per rispettare, almeno apparentemente, la normativa che limita l’utilizzo delle informazioni personali dei minorenni da parte di piattaforme come Twitter. “Il regolamento – spiega l’avvocato Francesco Paolo Micozzi  – stabilisce che all’interno dell’Unione Europea i ragazzi con meno di 16 anni possono iscriversi a questi servizi solo dopo aver ottenuto il consenso dei genitori o degli esercenti la responsabilità genitoriale. A ogni Stato membro, però, è stata lasciata la facoltà di stabilire per legge un’età inferiore ai 16 anni, seppur non al di sotto dei 13. In Italia, il tetto è stato fissato a 14 anni dal decreto legislativo del 101 del 2018 con cui il nostro ordinamento si è adeguato al Gdpr”. 


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