Cannes: il Tarantino n.9 vola, ma solo alla fine – Cinema


CANNES – Venticinque anni dopo la Palma d’oro per ‘Pulp Fiction’ Quentin Tarantino torna alla Croisette con ‘C’era una volta Hollywood’, film in concorso in questa 72/ma edizione, ma non conquista più di tanto la sala strapiena di giornalisti della Debussy. Il film, proiettato in 35mm con Leonardo DiCaprio, Margot Robbie e Brad Pitt, diventa veramente tarantiniano e prende ritmo solo alla fine con abbondanza di ossa rotte e sangue.
    C’era una volta Hollywood, dal 19 settembre in sala con la Warner, “una lettera d’amore per l’Hollywood della sua infanzia” (così lo ha definito più di una volta), racconta quel 1969 (il regista aveva allora sette anni) in cui tutto quel mondo cambiò.
    Ecco quello che succede nel film (il numero 9. sui dieci che Tarantino ha promesso di fare), nei limiti dell’invito delle stesso regista di ‘Pulp fiction’ di non spoilerare più di tanto.
    Tre i personaggi principali. Leonardo DiCaprio che incarna Rick Dalton, un attore di western televisivi di serie b pieno di fragilità, uno che ogni tanto piange e non ha alcuna stima di se stesso (“pieno di conflitti interiori e autocommiserazione per il fatto di non trovarsi in una posizione migliore”, così lo definisce Tarantino). Di tutt’altra pasta il suo stuntman e amico di lunga data, Cliff Booth (Pitt), che è come la parte mancante di Dalton: “eroe della seconda guerra mondiale nonché una delle persone più mortali del pianeta. Potrebbe ucciderti con un cucchiaio, un pezzo di carta on un biglietto da visita” sempre secondo quanto ha detto il regista. A completare il quadro la bellissima Margot Robbie nei panni di Sharon Tate (uccisa proprio nel 1969 dalla setta di Manson) che, guarda caso, è una vicina di villa di Rick Dalton. Una presenza costante, la sua, nel film come d’altronde la setta di Charles Manson (Damon Herriman) in cui si imbatte più volte Cliff Booth.
    ‘C’era una volta Hollywood’, alla prima impressione, risulta essere il film più intimo di Tarantino in quanto a introspezione umana, quello in cui si trovano meno i dialoghi demenziali sul nulla, ma vissuti con smodata passione. Restano invece le tante citazioni, struttura portante di tutto il suo cinema, ma purtroppo anche citazioni creative da lui stesso già utilizzate. Nel film anche un pezzo d’Italia. Il manager di Dalton, Marvin Schwarz (Al Pacino), per buttarlo a mare, decide di mandarlo in Italia a fare quegli ‘spaghetti western’ da lui odiati. Gli dice solo: “vai da Antonio Margheriti, Sergio Corbucci e lavora con loro”. E in Italia l’insicuro Dalton ci sta ben sei mesi, e anche con un certo successo. si sposa anche un italiana. Quando però torna a Hollywood, con tanto di sposa italiana e un bel gruzzoletto non è più quella di prima. Scena cult del film quelli che vede contrapposti un Bruce Lee (Mike Moh), molto trombone, e Brad Pitt. Il maestro di kung fu avvisa lo stunt-man che le sue mani sono ‘armi letali’, ma questo non spaventa certo Cliff Booth. Cast monstre tra cui: Dakota Fanning, Damian Lewis, Tim Roth, Kurt Russel e Micheal Madsen.
   

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