Champions, tre vittorie e zero gol subiti: nessuno meglio della Juve


MANCHESTER – Al giorno d’oggi, non c’è niente di meglio della Juventus, a livello europeo: neanche un gol subito, tre partite e tre vittorie una diversa dall’altra, artigliate sopravvivendo in dieci al Mestalla e violando l’Old Trafford in punta di piedi, quasi senza sforzi apparenti. “Non siamo al loro livello”, si è arreso Mourinho dopo la partita. “Il calcio è soprattutto una questione di qualità e la Juve ne ha dappertutto. Bonucci e Chiellini potrebbero tenere un corso di difesa ad Harvard. Ma li avete visti, che belli che sono quando giocano?”. Non sarà una laurea a Oxford, ma un diploma consegnato dallo Special One ha il suo perché, e dà le sue soddisfazioni.

BASTA UN PUNTO – Adesso alla Juventus sarà sufficiente un pareggio in casa con il Manchester, mercoledì 7 novembre, per raggiungere anche sul piano aritmetico gli ottavi di Champions League, traguardo che Allegri centra ininterrottamente e implacabilmente dal 2010. Una vittoria garantirà il primo posto nel girone, e di conseguenza un sorteggio più morbido quando comincerà la fase a eliminazione diretta. Ma soprattutto i bianconeri hanno la possibilità di mettere da parte le faccende europee con un mese d’anticipo sulle scadenze canoniche, alleggerendo le fatiche da fare in campionato: sarebbe un vantaggio non da poco, visto che tra l’11 novembre e il 22 dicembre la Juve affronta la fase più complicata del calendario, con le trasferte di San Siro (Milan) e Firenze, le sfide casalinghe con Inter e Roma e il derby col Toro. Se la concorrenza si augurava che la Champions potesse distrarre i bianconeri dagli affari interni, ha perso pure quella speranza.

LE CORREZIONIAllegri ieri era molto soddisfatto, perché la squadra ha seguito alla lettera le sue indicazioni tenendo palla, facendola circolare (nel primo tempo, il possesso è stato del 71%), mandando a vuoto la prevalenza fisica degli inglesi. Ma per la perfezione, dice, manca ancora qualcosa: “Dobbiamo migliorare nella gestione della palla quando siamo pressati e soprattutto nella scelta dell’ultimo passaggio, è questo il motivo per cui non abbiamo fatto qualche gol in più” ha detto, perché è ancora insoddisfatto del modo di sostenere e alimentare Ronaldo che hanno Dybala e Cuadrado, i due che lo hanno accompagnato ieri, ma anche Bernardeschi, che ultimamente ha perso qualche considerazione nelle gerarchie del tecnico, che da lui pretende più lucidità, più immediatezza e meno fronzoli. Non a caso l’ex viola non è più titolare da tre partite, e l’ultima volta che lo è stato (con lo Young Boys) venne severamente e pubblicamente rimproverato dall’allenatore, alla faccia degli abbondanti voti in pagella ricevuti.

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L’INTESA – Di sicuro sta crescendo l’intesa tra Ronaldo e Dybala, non tanto nel dialogo tecnico tra i due, che di palle non se ne scambiano moltissime, quanto perché l’argentino sta imparando a muoversi in contesti e posizioni diversi da quelli a cui a cui era abituato. Dybala tatticamente deve ancora imparare molto e non è poi così duttile, lo dimostrano anche le difficoltà che ha avuto a integrarsi con Messi nell’Argentina, ma ha capito che la Juve non ruota più attorno a lui come due anni fa e deve adeguarsi, sta a lui farlo: “So che davanti un posto è di Cristiano, ne restano uno o due e siamo in molti a giocarceli”. Fino a qualche mese fa era un intoccabile, era imprescindibile, ma adesso non più: anche al nuovo status deve adattarsi e sta cominciando a farlo, con una mentalità più nuova, si direbbe più matura. Ed è così dopo Wembley, ha lasciato il segno anche all’Old Trafford: il romanzo di formazione di un campione passa da questo genere di imprese.


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Mario Calabresi
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