Che memoria quelle balenottere: così migrano i giganti dei mari


SONO gli animali più grandi mai esistiti sulla faccia della Terra. Come riescono a diventare così grandi? Merito (anche) della loro eccezionale memoria: le balenottere azzurre, infatti, sono capaci di ricordare con precisione i luoghi più ghiotti per i loro pasti e di rintracciarli durante le loro migrazioni nei tempi più adeguati. E per farlo preferiscono affidarsi soprattutto alla loro memoria piuttosto che inseguire segnali ambientali, che usano in misura minore solo per aggiustare le loro rotte. Così racconta oggi uno studio pubblicato sulle pagine di Pnas, che ha analizzato i movimenti migratori della balenottere azzurre (Balaenoptera musculus).

Come migrano le balenottere

Di per sé studiare i comportamenti migratori degli animali marini è abbastanza innovativo, spiegano i ricercatori: molto è noto per gli animali terrestri, meno si sa per gli abitanti dei mari invece. “Sappiamo che molte specie migratorie terrestri, dai caribù nell’Artico agli gnu del Serengeti, aumentano le loro possibilità di sopravvivenza regolando attentamente il ritmo e le tempistiche delle loro migrazioni – racconta Briana Abrahms, ricercatrice del Noaa Southwest Fisheries Science Center di Monterey, a capo dello studio – e lo fanno così da trovare cibo man mano che questo diventa disponibile secondo le stagioni lungo il percorso, piuttosto che semplicemente migrare dal punto A al punto B”.

E le balenottere? Nel Nord del Pacifico, dove si trovano molte balenottere, questi giganti degli abissi si spostano dalle regioni fredde dell’Artico a quelle più miti dell’America centrale, passando buona parte dell’estate e dell’autunno al largo della West Coast. Come riescono a capire dove e quando andare per assicurarsi abbastanza cibo? Più o meno si comportano allo stesso modo: si spostano contando sulle disponibilità locali di cibo, sulla base dei loro ricordi.

Un gps basato sui ricordi

Quando i ricercatori hanno messo insieme gli spostamenti di 60 balenottere nel California Current Ecosystem (con localizzatori satellitari) registrati nel corso di 10 anni e i dati satellitari sulla disponibilità di plancton hanno trovato interessanti associazioni. In particolare, gli scienziati hanno osservato una forte corrispondenza tra gli spostamenti delle balene e le ondate di fitoplancton, i cosiddetti plancton bloom o fioriture di plancton, aumenti della biomassa degli organismi che costituiscono il plancton. In questo caso i ricercatori hanno usato i dati relativi al fitoplancton come misura indiretta per stimare le quantità di krill, piccoli crostacei (animali dunque), di cui son ghiotte le balenottere, difficili da stimare altrimenti, ma le cui ondate sono collegate alle fioriture di fitoplancton.
 
Dall’analisi è emerso inoltre che le balene sembrano preferire posti con più basse disponibilità di cibo sul momento ma più elevate sul lungo termine, come se avessero affinato le capacità di trovare pasti abbondanti basandosi su serie storiche di zone in media particolarmente ricche e stabili di krill. “Questi animali longevi ed estremamente intelligenti decidono dove andare sulla base delle loro aspettative sui luoghi e sui tempi in cui il cibo sarà disponibile durante le loro migrazioni”, commenta Abrahms. Gli indizi ambientali locali, continua Daniel Palacios dell’Oregon State Marine Mammal Institute, tra gli autori dello studio, contano, ma vengono usati dalle balene solo per fare piccoli aggiustamenti sui loro spostamenti. L’aiuto della memoria, scrivono ancora gli scienziati, è favorito in animali che vivono a lungo, che hanno più tempo per imparare e in ambienti che cambiano nel tempo sì, ma secondo schemi predicibili. 

Attenzione ai cambiamenti climatici

Questo però implica anche che, se alcuni fattori per effetti dei cambiamenti climatici cambiano la disponibilità di cibo nel tempo, allora le aspettative degli animali potrebbero non essere più soddisfatte, e le balenottere potrebbero trovarsi in difficoltà. Ecco perché, concludono gli autori, è necessario continuare a indagare le abitudini di questi giganti del mare, per capire se e come potranno adattarsi ai cambiamenti ambientali.



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