Chiude il Cydia Store, tramonta lo sblocco dell’iPhone


IL JAILBREAK dell’iPhone, cioè la procedura che rimuove le restrizioni software imposte da Apple nei dispositivi iOS e consente di scaricare app esterne all’App Store ufficiale, era una pratica molto diffusa qualche anno fa. Ricorrere al “modding” per sbloccare le tante possibilità di uno strumento potente come l’iPhone dell’epoca era, per quanto mossa non autorizzata, una tentazione per molti. Per lungo tempo sottoporre il telefono a jailbreak significava sostanzialmente dargli accesso alle applicazioni di Cydia, il più famoso degli app store alternativi. Adesso quell’app store sospende la possibilità di acquistare le applicazioni. Non chiude, insomma, ma ci va vicino.
 
Il creatore Jay Freeman, noto anche col nickname di Saurik, ha infatti spiegato che le ragioni di questa mezza serrata ruotano intorno a costi e sicurezza. Da una parte, pare che il gioco non valga più la candela, visto che pare ci stesse perdendo dei soldi personali, dall’altra si moltiplicano i pericoli per la sicurezza dei dispositivi. L’ultimo bug, per esempio, ha consentito a certi utenti di acquistare applicazioni sfruttando gli account di altri qualora si fosse loggati e si stesse navigando in “repository” di app non ufficiali, insomma in library di programmi alternativi.
 
D’altronde l’ecosistema Apple si è aperto alle più diverse necessità e funzionalità. Molti dei piccoli-grandi bisogni dei primi tempi – esempio: condividere la connessione internet con altri dispositivi, personalizzare le tastiere e così via – sono oggi esauditi dallo stesso sistema operativo iOS o da applicazioni ufficiali scaricabili dall’App Store. In ogni caso, Cydia offre (anzi, offriva) la possibilità di scavalcare il recinto del “giardino dorato” della Mela per fare, con lo smartphone, qualcosa di più.
 
Tutte le app acquistate via Cydia, ha spiegato Freeman con un post su Reddit in cui ha anche promesso di tornare sulla questione in modo più dettagliato, rimarranno ovviamente a disposizione degli utenti. Gli acquisti sono già disabilitati ma non sui “repository” di terze parti. Tramonta forse il jailbreaking “per le masse” ma non il principio di base che con un hardware di proprietà non si possa fare ciò che si vuole in termini di personalizzazione e servizi. C’è da scommettere che in molti raccoglieranno l’eredità di Saurik.

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Mario Calabresi
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