Ciclone africano “Idai”: “C’è bisogno di tutto” dove l’emergenza-clima s’è fatta sentire


ROMA – Le notizie che arrivano dal Mozambico, dal malawi e dallo Zimbawe, i Paesi che hanno subìto le conseguenze più disastrose dopo il passaggio del ciclone tropicale “Idai” nella notte del 4 marzo scorso, fanno aggiornare il bilancio delle vittime che, secondo le autorità mozambicane citate dall’agenzia portoghese Lusa, fa salire il numero dei morti a 468. Altre 259 persone hanno perso la vita in Zimbabwe e almeno 56 in Malawi.

La Comunità di Sant’Egidio. All’enorme perdita di vite umane, si è aggiunta la distruzione della città di Beira e la “scomparsa” di interi villaggi. Una tragedia di dimensioni colossali, le cui dimensioni si aggiornano di ora in ora. Per la Comunità di Sant’Egidio un dramma vicino, per la presenza di tante Comunità sia in Malawi che in Mozambico, dove il Centro DREAM per la cura dell’HIV e il centro nutrizionale di Beira sono stati gravemente danneggiati, la baraccopoli dove vivevano i bambini e i malati totalmente distrutta. Dalle prime ore dopo la tragedia, le donne e gli uomini della Comunità di Sant’Egidio hanno attivato nei due paesi una fitta rete di soccorsi, per sostenere i quali chiunque può contribuire.

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A migliaia di contano i rifugiati. “È un’emergenza nell’emergenza – si legge in un documento diffuso dall’UNHCR – quella che si sta creando in queste ore in Mozambico, Zimbabwe e Malawi, a causa del ciclone che nei giorni scorsi a più di 100 km/orari si è abbattuto su queste zone. Il bilancio delle vittime è ancora provvisorio a più di 20 giorni dal passaggio furioso del ciclone, mentre migliaia di rifugiati che già vivevano in situazioni precarie adesso si ritrovano di nuovo senza un riparo sicuro, senza acqua e luce. Nello Zimbabwe, i distretti di Chimanimani e Chipinge sono i più colpiti. Il campo rifugiati Tongogara che ospita oltre 19,000 rifugiati ha subito seri danni ai sistemi idrici.

I danni che impediscono l’accesso all’acqua. Molti dei pozzi sono stati danneggiati e i pochi rimasti non possono garantire acqua a sufficienza per tutti. Con il passare delle ore la situazione rischia sempre di peggiorare sempre più, mettendo gravemente a rischio la salute e la vita delle persone. Le comunicazioni interrotte rendono difficile portare aiuti, ma i nostri operatori sono già sul campo e oltre 30,000 tra le persone più vulnerabili sono state assistite. Ma l’emergenza è ancora gravissima. In queste ore drammatiche puoi aiutarci con una donazione a portare alloggi di emergenza, oltre a acqua potabile e assistenza igienico sanitaria.

Tre milioni di persone coinvolte 2/3 in Mozambico. Si calcola che il numero delle persone coinvolte nei tre Paesi attraversati dalla tempesa siano circa 3 milioni, due terzi dei quali in Mozambico. Il ciclone Idai è unanimemente annoverato come una delle peggiori catastrofi legate al clima nella storia dell’Africa. Lo ha ribadito il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, lanciando un appello alla comunità internazionale a finanziare rapidamente gli aiuti di emergenza per Mozambico, Zimbabwe e Malawi. Parlando ai giornalisti, al Palazzo di Vetro, Guterres ha spiegato che l’appello di 282 milioni di dollari lanciato per il Mozambico sarà seguito nei prossimi giorni da richieste simili per gli altri due Paesi. Il segretario generale ha affermato che la devastazione ha distrutto infrastrutture per un valore di circa un miliardo di dollari e molte aree non hanno ancora l’elettricità. “E’ stato per tutti noi un altro campanello d’allarme sui pericoli di cambiamenti climatici, in particolare nei paesi vulnerabili”, ha sottolineato Guterres.

Gli aiuti non bastano, vanno rispettati gli accordi di Parigi” – Per fronteggiare gli effetti di eventi atmosferici di grande impatto, “la risposta umanitaria non è abbastanza”. Parola di Care, una Ong con base in Svizzera che in questi giorni lavora per fornire aiuti di emergenza alle popolazioni colpite dal ciclone Idai in Mozambico, Zimbabwe e Malawi. “Dobbiamo fare pressione sui politici per attuare gli impegni di Parigi per il sostegno ai Paesi vulnerabili nel far fronte agli effetti del cambiamento climatico”, si legge in una nota pubblicata oggi dall’organizzazione. “Le economie avanzate si sono impegnate insieme per mobilitare ogni anno finanziamenti da 100 miliardi di dollari per aiutare i Paesi vulnerabili ad affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Ma, a meno di un anno dalla scadenza, meno del 20 per cento della finanza climatica internazionale si dirige verso progetti che possono aiutare a minimizzare gli effetti, l’impatto e i costi di siccita’, cicloni o altri eventi climatici estremi”.

“L’assistenza umanitaria resta un’alternativa costosa”. “È una crudele ironia che le aree colpite in Zimbabwe fossero nel pieno di una siccita’, a cui solo il ciclone ha posto fine” aggiungono i responsabili di Care. “L’alluvione ha reso una situazione negativa ancora peggiore”. La nota dell’Ong e’ stata diffusa all’indomani dell’appello lanciato dall’Onu affinché la comunità internazionale trovi i 282 milioni di dollari necessari a far fronte agli effetti di Idai in Mozambico. Appelli analoghi seguiranno nei prossimi giorni per gli altri due Paesi colpiti, hanno fatto sapere le agenzie delle Nazioni Unite.

I vaccini anti-colera dall’OMS. Da ginevra, l’Organizzazione Mondiale per la Sanità (Oms) ha inviato in Mozambico 900mila dosi orali di vaccino per il colera, per contrastare la diffusione di epidemie fra i sopravvissuti al ciclone Idai. “Famiglie, donne incinte, neonati, vivono in campi temporanei in situazioni spaventose, senza forniture sicure di cibo, acqua potabile e igiene”, ha detto a Ginevra la rappresentante dell’Oms per il Mozambico, Djamila Cabral. Oltre al diffondersi di colera e dissenteria, l’Oms teme anche un aumento dei casi di malaria. Per contrastarla saranno inviate 900mila zanzariere trattate con insetticidi. Le forniture dell’Oms fanno parte dello sforzo delle agenzie Onu per soccorrere i sopravvissuti al ciclone che 11 giorni fa ha devastato la città costiera di Beira e provocato vaste inondazioni prima di dirigersi verso Zimbabwe e Malawi.

S’è formato un nuovo lago lungo 125 km. Al momento vi sono 783 morti accertati e oltre 600 mila sfollati, ma si teme che siano molti di più. I soccorritori non hanno potuto raggiungere tutte le aree colpite. Le immagini via satellite hanno mostrato zone estesissime allagate ed evidenziato la formazione di un nuovo lago lungo 125 chilometri. Secondo stime Onu, almeno un milione di bambini, sono stati colpite dalle conseguenze del ciclone.

 


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