Cinema: Captive State, nessuno è più libero – Film


(di Matteo Ghidoni) (ANSA) LOS ANGELES, 28 MAR – Un racconto
partigiano del futuro, è quello di Captive State, in uscita in
Italia dal 28 marzo con Adler Entertainment, che vede
protagonisti John Goodman, Vera Farmiga e il giovane Ashton
Sanders, diretti Rupert Wyatt e che dipinge le vicende di un
gruppo di ribelli che combattono fianco a fianco contro una
specie aliena che da più di dieci anni ha invaso il pianeta
terra e sottomesso i suoi abitanti.
   
In un momento in cui il mondo intero sembra voler virare verso
le chiusure alle frontiere, i nazionalismi e certe nostalgie per
il passato e i suoi uomini forti, Captive State, suona come un
monito. Gli invasori non sono più i nazisti ma un gruppo di
extraterrestri apparentemente imbattibili. La disoccupazione è
scesa allo zero per cento, ognuno ha un ruolo nella società,
tutti sono sotto controllo, nessuno è libero, però.
   
Rupert Wyatt ha scritto la sceneggiatura insieme alla compagna
Erica Beeney. “Abbiamo voluto ipotizzare un film in cui si
racconta l’istinto primitivo dell’umanità intera, che è quello
di combattere i soprusi e resistere. Per lo stesso motivo siamo
tendenzialmente sospettosi e cauti con gli estranei. Non credo
sia una coincidenza il fatto che la maggior parte dei film sugli
alieni, li ritraggano come aggressivi e pericolosi, piuttosto
che benevoli”.
   
John Goodman interpreta William Mulligan, un poliziotto di
Chicago: “Il mio personaggio è un veterano delle forze di
polizia, un uomo innamorato della sua città, disposto a
sacrificare tutto per il bene comune. Non sono sicuro di saper
fare ciò che fa lui, ma mi piace l’idea di essere un tipo del
genere. Questa è la seconda volta che lavoro con Rupert Wyatt,
il nostro primo film insieme è stato The Gambler (2014) con Mark
Wahlberg, in cui portavo in scena uno strozzino. Mi piace molto
il suo modo di fare cinema”.
   
Goodman, per portare in scena il suo Mulligan dice di essersi
ispirato a diversi altri capolavori cinematografici del passato,
anche italiani: “Ho cercato di prendere spunto da diversi film,
non necessariamente di fantascienza per esempio, ho riguardato
La Battaglia di Algeri (1966), di Gillo Pontecorvo o il film
sulla Resistenza francese Army of Shadows (Jean-Pierre Melville,
1966). Mi hanno aiutato a farmi un’idea sullo spirito di temi
come la sopravvivenza quotidiana, la disperazione e in generale
l’idea di essere disposto a sacrificare tutto per un bene
superiore”.
   

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