Con il “Piano S” (finalmente) la scienza sarà di tutti



E’ COMINCIATO IL CONTO ALLA rovescia per il “Piano S”, un’iniziativa firmata dai più importanti enti ed agenzie di ricerca nazionali ed europei, che rivoluzionerà il modo in cui viene comunicata la scienza.
Per capire l’importanza di questo progetto, bisogna partire dall’incredibile situazione in cui versa l’editoria scientifica mondiale. Quello delle riviste specializzate in cui gli scienziati pubblicano i loro articoli tecnici di medicina, fisica, chimica, può sembrare un mercato di nicchia. Ma si tratta di un business mondiale che genera entrate inimmaginabili, superiori ai 20 miliardi di euro l’anno. Il ristretto gruppo di editori che lo controlla ne ricava profitti elevatissimi, che possono raggiungere anche il 40%. Come? Semplice: gli editori ricevono gratuitamente dagli scienziati gli articoli da pubblicare. Chiedono poi ad altri scienziati di verificare, sempre gratuitamente, il contenuto degli articoli. Infine mettono in vendita gli articoli, tipicamente includendoli in costosi abbonamenti che le università e gli enti di ricerca sono in qualche modo costretti a sottoscrivere per non restare “tagliati fuori” dall’attualità scientifica. Ogni Paese paga quindi tre volte una ricerca scientifica: paga gli stipendi degli scienziati che la eseguono, paga gli stipendi degli scienziati che la verificano, e poi paga gli editori, per poter far leggere quegli articoli alla stessa comunità che li ha scritti. L’assurdità di questo sistema ha spinto negli ultimi anni molti scienziati a cercare soluzioni alternative. Il “Piano S” rappresenta dunque
il culmine di questa nuova presa di coscienza.
Finalmente, con l’introduzione di questo progetto, il problema viene affrontato alla radice: a partire dal mese di gennaio del prossimo anno, i risultati di tutte le ricerche finanziate da denaro pubblico dovranno essere pubblicati su riviste accessibili a tutti in maniera libera e illimitata. Il messaggio è chiaro: la scienza è di tutti e non può essere tenuta sotto chiave, né venduta come una merce. Servirà del tempo, ma sono convinto che si potrà trovare presto un nuovo equilibrio che ricompensi adeguatamente il lavoro degli editori, ma che sia più giusto verso il mondo della ricerca e la società.







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