Convince debutto in regia di Marras – Teatro


(ANSA) – CAGLIARI, 22 NOV – Un cuore palpitante e straziato
per uno spettacolo intenso, bello e crudele. Antonio Marras si
racconta e mette in scena “Mio cuore io sto soffrendo. Cosa
posso fare per te?” in anteprima nazionale da ieri fino al 25
novembre al Teatro Massimo di Cagliari per la Stagione del
Cedac. La pièce raffinata e suggestiva, prodotta da Valeria
Orani per 369gradi, tra atmosfere oniriche e momenti ludici e
grotteschi che segnano le diverse età della vita, approderà il
27 novembre al Teatro Civico di Alghero, la città di Marras.
   
Un esordio tra gli applausi, per il celebre stilista, alla
sua prima volta in veste di regista teatrale. Sold out al
botteghino e un pubblico da grandi eventi, in sala tra gli altri
Geppi Cucciari. “Mio cuore” è un’opera visionaria, destinata a
far discutere. Affronta con fanciullesca innocenza, o matura
spregiudicatezza, temi complessi e fondamentali: famiglia e
educazione, amicizia e amore, l’inesorabile scorrere del tempo,
traducendo in immagini sogni e paure, inquietudini e emozioni.
   
Marras racconta gli inganni e le lacerazioni del cuore
attraverso una serie di quadri che nascono e si dissolvono come
in un set cinematografico, o dietro le quinte di una sfilata,
nell’attimo di pausa in cui uno specchio riflette la nostalgia
di un’eterna giovinezza a fronte della metamorfosi e del
tradimento del corpo. L’artista mescola le carte, si muove tra
differenti mondi e linguaggi, intreccia moda, danza e teatro,
letteratura, musica e poesia, su un palcoscenico vuoto che si
popola di fantasmi, tra ricordi di scuola e regali sbagliati, la
scoperta dell’intimità e il gelo dell’incomprensione. Graffi
sull’anima, fratture mai rimarginate, in un’amara cognizione del
dolore: tormento e umiliazione, separazione, assenza,
rassegnazione e disincanto diventano quasi riti di passaggio,
momenti di crescita, sul sentiero di una, vana, ricerca della
felicità. Un gioco di rimandi e citazioni, da Buzzati a Calvino,
da Leopardi a Palazzeschi, Carducci, Gozzano e Shakespeare, tra
un inno religioso e i canti tradizionali della Sardegna
interpretati da Elena Ledda, nodi di corpi e guerre di parole
affidati a un cast spettacolare. (ANSA).
   

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