Corrias, Fermate il capitano Ultimo! – Libri


(di Nicoletta Tamberlich)
(ANSA) – ROMA, 24 MAG – PINO CORRIAS- FERMATE IL CAPITANO
ULTIMO – (CHIARELETTERE, PP 233, euro 16,90). Il racconto
dell’uomo che ha arrestato Riina e che per vent’anni ha fatto
tremare i palazzi del potere. Fino a quando il potere si è
vendicato. Pino Corrias, giornalista scrittore, sceneggiatore
torna in libreria in questi giorni con la biografia in prima
persona singolare di Ultimo, il colonnello Sergio De Caprio,
toscano di Montevarchi, da 26 anni ha sepolto il suo viso dietro
un passamontagna per garantirsi l’invisibilità e poter fare i
pedinamenti, condannandosi a una vita da braccato, a
un’esistenza sempre in pericolo. Una testimonianza eccezionale.
   
Dopo più di vent’anni il carabiniere più famoso d’Italia torna a
parlare e racconta la sua verità su Cosa Nostra, servizi
segreti, Vaticano, Finmeccanica, cooperative rosse, P4.
   
Pronto a tutto per difendere le istituzioni, anche quando le
istituzioni lo abbandonano. Per la prima volta l’ex capitano
Ultimo racconta gli anni dopo l’arresto di Riina, i suoi
successi e l’emarginazione di cui è stato vittima, fino alla
mancata scorta e lo smembramento della sua squadra. E per la
prima volta racconta la vita, le tecniche, le passioni dei suoi
uomini, cui questo libro dà la parola, proponendoli coi loro
nomi di battaglia: Vichingo, Arciere, Pirata, Petalo, Androide,
Alchimista, Omar, i suoi cento investigatori invisibili che
hanno indagato su mafia, ‘ndrangheta, camorra, corruzione a
Milano a Palermo. Una denuncia e un nuovo capitolo di storia
italiana.
“La mafia non tratta, o le ubbidisci o ti uccide.
   
Per questo bisogna distruggerla e basta” (Ultimo).
   
“Il colonnello lo trova là in fondo” mi dice il giovane
piantone, alla fine delle scale. Sono al primo piano del Comando
carabinieri forestali, Arma dei carabinieri, Roma. (…) In
fondo dove? Dopo l’ultima porta dell’ultimo ufficio. La porta a
vetri? Sì. Sembra che il corridoio finisca lì. Invece c’è ancora
una stanza, la sua. L’ultima? Il piantone spalanca gli occhi e
sorride per il gioco di parole che gli è appena venuto in mente,
ma non ha il coraggio di dirlo, prevale la disciplina: Sì. Il
signor colonnello sta laggiù. Allora lo dico io: Ultimo
nell’ultima stanza. E dove se no?.”
Condannato a morte dai mafiosi, odiato dagli inquisiti,
malvisto dalle alte gerarchie dei carabinieri e del potere,
temuto dai politici di destra, di centro, di sinistra: in
questo quarto di secolo – dalla cattura di Totò Riina,
anno 1993, a oggi – il colonnello Sergio De Caprio è stato sotto
il fuoco costante di nemici e riflettori.
   
Lo hanno accusato di avere inscenato la cattura di Riina,
assecondando l’accordo tra Bernardo Provenzano e i carabinieri:
il vecchio boss fuori controllo in cambio della
tregua. Lo hanno accusato – ricorda Corrias – di non avere
perquisito la villa di Riina, dando il tempo ai mafiosi di
ritirare e nascondere le sue carte. Di avere partecipato alla
trattativa Stato-mafia che ha garantito la sopravvivenza dei
Corleonesi dopo le stragi. Lo hanno accusato di avere una
squadra di carabinieri a sua immagine e somiglianza che finisce
per rendersi troppo autonoma rispetto alle alte gerarchie e alle
procure. Lo hanno accusato, al contrario, di essere uno
strumento in mano a Henry John Woodcock, il pubblico
ministero «che ha intercettato mezza Italia» con inchieste
spericolate. Lo hanno accusato per alcune delle sue indagini
finite con l’assoluzione degli imputati dopo i tre gradi di
giudizio, come se lui fosse il titolare del processo.
   
Di avere danneggiato gli affari di Finmeccanica e dunque
dell’Italia, durante l’inchiesta che generò l’arresto del suo
vertice. Di avere attaccato la Lega di Bossi, Maroni e Salvini.
   
Di averla danneggiata con l’arresto del tesoriere Belsito. Di
essere troppo intrusivo nelle indagini. Lo hanno accusato di
avere attaccato il mondo delle cooperative, quando ha indagato
sulla Cpl Concordia. E di avere arrestato il suo presidente,
assolto a Napoli, condannato a Modena.
   
Lo hanno accusato di avere complottato contro Matteo
Renzi, di essere un carabiniere esagitato, esaltato, anzi
un carabiniere eversivo. “Se arresti zingari e tossici va bene,
di più no perchè diventi un pericolo per le lobby e cominciano i
guai” (Ultimo). In questo libro c’è solo la sua storia. E la sua
storia dovrebbe bastare.(ANSA).
   




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