Costa e Toninelli sui fanghi di depurazione: “Nel decreto Genova atto d’emergenza, presto la nuova norma”



ROMA. “QUELLA contro i fanghi di depurazione è una battaglia nella quale sono personalmente impegnato sin dai miei primi anni da attivista del Movimento 5 Stelle”. Così in un post su Facebook, intitolato “il veleno di Repubblica”, il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli, risponde agli articoli scritti su Repubblica da Sergio Rizzo, Antonio Cianciullo e Michele Serra che hanno raccolto la denuncia di Angelo Bonelli dei Verdi. Nel decreto Genova, all’articolo 41, si interviene sulla “gestione dei fanghi di depurazione”, con un aumento di 20 volte, rispetto alle indicazioni che vengono dalla Corte di Cassazione e dal Tar della Lombardia, dei valori ammissibili per un gruppo di idrocarburi chiamati C10-C40. Prima i limiti erano 50 milligrammi per chilo (quelli validi per i terreni agricoli che la magistratura, in assenza di una norma specifica, aveva preso come punto di riferimento per i fanghi), ora diventa 1.000 milligrammi per chilo.

“Il ministro Toninelli, che dice di aver scritto con il cuore il decreto, sferra un attacco all’ambiente e alla sicurezza della catena alimentare del nostro Paese perché si determinerà una contaminazione delle falde e dei terreni”, accusa il leader dei Verdi Angelo Bonelli, che ha denunciato la modifica dei valori annunciando un ricorso da presentare domani all’Unione europea. “E’ un’autorizzazione a spargere un milione di tonnellate di fanghi carichi di idrocarburi e metalli pesanti sui suoli agricoli. Un regalo alle imprese che trattano le acque reflue di depurazione sia civili che industriali e che in regioni come la Lombardia e il Veneto hanno accumulato scorte che non riescono a smaltire. La Lombardia aveva già provato a fissare un limite ancora più alto, ma il Tar ha bocciato la norma”.

Il ministro Tonininelli però chiarisce che “l’articolo nel decreto serve per giungere a una soluzione in emergenza e non definitiva. Ecco perchè si è utilizzato un veicolo normativo che implica necessità e urgenza. Durante tutta l’estate si sono accumulate queste sostanze a causa della sentenza del Tar Lombardia e dei ricorsi a corollario. In conferenza Stato-Regioni era passata una norma ben peggiore e la delibera della Liguria riprendeva il testo Galletti, che consente un livello di idrocarburi nei fanghi 10 volte superiore a quello contenuto nel nostro decreto. Se non avessimo scritto questo nuovo testo, sarebbe stato adottato l’altro, con un limite stratosferico e conseguenze ben peggiori. L’impegno del M5S è adesso di modificarlo ulteriormente in Parlamento. Detto ciò, il collega Sergio Costa è già al lavoro per un decreto ministeriale migliorativo”.

Il ministro dell’Ambiente Costa, in effetti ribadisce che non c’è “alcun codicillo nascosto o occultato. Mai ce ne saranno finchè sarò ministro dell’Ambiente. Abbiamo inserito l’articolo sui fanghi di depurazione nel decreto Genova perchè c’erano le condizioni della decretazione di urgenza. Sì, quest’estate siamo stati in emergenza, con tonnellate di fanghi accumulate soprattutto nelle regioni del Nord, e abbiamo sfiorato un disastro ambientale per l’accumulo nei depositi di stoccaggio dei fanghi industriali”. Per il ministro non è stata “la mediazione migliore, ma quel testo inserito in quel decreto adesso arriva in Parlamento e può essere migliorato, e io ne sarei ben lieto. Nel frattempo non stiamo assolutamente a guardare. Il ministero sta già lavorando al nuovo decreto, che avrà senz’altro valori più rigorosi. Ma dobbiamo dire con chiarezza che ci sono tempi tecnici da rispettare e, con il passaggio all’Ispra e quello in conferenza Stato Regioni, prima di qualche mese non potrà essere emanato. Nel frattempo, ribadisco, se non avessimo trovato quella mediazione sarebbe stato molto peggio: avremmo dovuto mantenere la versione Galletti del decreto senza alcuna possibilità di modifica”.


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