D’Amore e Marchioni on the road – Cinema


TORINO – Un viaggio on the road attraverso l’Europa per tornare poi a casa, nell’amata Sicilia. A compiere questo viaggio in ‘Drive me home’ di Simone Catania, passato alla 36/ma edizione del Torino Film Festival, due attori che vengono da Gomorra e da Romanzo criminale, un inedito Marco D’Amore, vistosa parrucca bionda e tendenze omosessuali, e Vinicio Marchioni cameriere a Londra pur di sfuggire alla noia del suo paesino.

Prodotto da Inthelfim, Indyca con Rai Cinema nel film che sarà in sala con Europictures in primavera, due i principali protagonisti: Antonio, detto Tino (Marchioni), e Agostino (D’Amore). I due sono cresciuti insieme in un piccolo paesino siciliano con tanta voglia di fuggire. Oggi trentenni, entrambi vivono all’estero, ma non si vedono né si sentono da ben 15 anni. Quando Antonio scopre che la sua amata casa natia, abbandonata da tempo, sta per essere venduta all’asta, decide ancora con più forza di ritrovare il suo amico d’infanzia. E lo troverà su un enorme camion in giro per l’Europa, fa l’autotrasportatore, e passerà con lui alcuni giorni nel segno di un’amicizia forte unica e di una nostalgia, altrettanto forte e unica, per la terra che hanno abbandonato.

Spiega Marco D’Amore: “È stato un viaggio complicato. Sono partito dalla solitudine che governa questi due uomini e dalla rottura del loro rapporto nell’infanzia. Per quanto riguarda il mio aspetto, parrucca con meche e altro -aggiunge- , ci siamo divertiti a stravolgere la mia immagine iconografica. È importante capire – conclude – quanto le maschere aiutino un attore”. Per Vinicio Marchioni che in una sequenza scopre l’omosessualità di Tino quando lo vede baciarsi con passione con un altro uomo, Drive me home “È una storia d’amore maschile, amicale, ma comunque una storia d’amore. Ed è anche -aggiunge – un viaggio metaforico alla ricerca di identità per riempire il vuoto che questi due personaggi hanno dentro”.

Infine, Simone Catania, nato a Cantù nel 1980, alla sua opera prima: “Il film racconta la storia di due amici per la pelle che si ritrovano dopo anni di silenzio. Sono giovani emigranti, insoddisfatti del posto in cui sono nati e cresciuti, e che per questo hanno scelto di vivere “altrove”. Rispetto all’emigrazione alla quale assistiamo oggi relativa ai paesi extra europei, i miei protagonisti Antonio e Agostino sono italiani, profondamente soli e, come tanti, hanno l’inevitabile desiderio di appartenere a una cultura diversa dalla propria. Sono – conclude – anime perse alla ricerca di un’ancora di salvezza, di un valore che la nostra generazione fa fatica a riconoscere: quello delle proprie origini”.




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