Dentro un buco nero supermassiccio: viaggio a 360° nella realtà virtuale


UN BUCO nero come non l’avete mai visto. Un’équipe di scienziati della Radboud University, in Olanda, e della Goethe University, in Germania, ha appena realizzato un modello ultra-dettagliato di Sagittarius A*, il presunto buco nero al centro della Via Lattea, mettendo insieme una serie di immagini per creare una visualizzazione in realtà virtuale, a 360°, del corpo celeste. Per godersi lo spettacolo al meglio si può indossare qualsiasi dispositivo per la realtà virtuale, o in alternativa, muovere in alto e in basso e a destra e sinistra lo smartphone o ‘navigare’ l’immagine con il mouse. I dettagli dell’operazione dei ricercatori sono descritti in un articolo pubblicato sulla rivista Astrophysics and Cosmology.

•SAGITTARIUS A*
Stando a quel che sappiamo, Sagittarius A* è una sorgente di onde radio estremamente luminosa situata in prossimità del centro della Via Lattea. Le osservazioni condotte usando radiotelescopi a terra hanno mostrato la presenza di un cosiddetto disco di accrescimento (la struttura creata da un materiale che cade in una sorgente di campo gravitazionale) e di un getto relativistico (un ‘fiume’ di plasma ad altissima potenza) che, per l’appunto, fanno pensare che Sagittarius A* sia un buco nero supermassiccio. A corroborare tale ipotesi c’è il fatto che la massa di Sagittarius A* è circa 4 milioni di volte più grande di quella del Sole e confinata in una sfera di 40 milioni di chilometri di diametro: l’unico oggetto in grado di ‘sopportare’ una densità di materia così elevata senza collassare o evaporare è, per l’appunto, un buco nero. In questo scenario, le onde radio osservate da Terra sarebbero emanate dal gas e dalle polveri che cadono nel buco nero perché attratte dal suo fortissimo campo gravitazionale.

•BUCO NERO A 360°
Il lavoro degli scienziati, oltre a consentire agli amatori di ‘immergersi’ in Sagittarius A*, ha anche un’utilità scientifica: “La nostra simulazione in realtà virtuale”, spiega Jordy Davelaar, uno degli autori del lavoro, “permette di apprezzare immagini estremamente realistiche delle immediate vicinanze del buco nero e ci aiuterà a capire meglio come si comportano i buchi neri stessi. Avvicinarsi a queste strutture è impossibile – il viaggio durerebbe molto più della durata della vita umana – così visualizzazioni come la nostra possono aiutarci a studiare tali sistemi senza allontanarci”. Poi c’è, naturalmente, l’impatto comunicativo: “La realtà virtuale ha un grande potenziale in termini di divulgazione scientifica”, conclude Davelaar, “La stiamo utilizzando per spiegare ai bambini il fenomeno dei buchi neri, e notiamo che in questo modo apprendono meglio e divertendosi di più”.

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Mario Calabresi
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