Difensori della terra contro l’estrattivismo: nasce una rete internazionale



ROMA – Sfruttamento dei territori. Appropriazione privata delle risorse naturali. Restrizione degli spazi di agibilità civica. Criminalizzazione e repressione delle popolazioni locali. Un fenomeno, quello dell’estrattivismo, che si diffonde a macchia d’olio su tutto il Pianeta, non risparmiando neanche i paesi considerati più attenti nella tutela dei difensori dei diritti umani e della terra. Cosa hanno in comune i frequenti conflitti minerari in Perù – basti pensare al caso emblematico di Maxima Acuña – l’Argentina di Santiago Maldonado, l’Honduras di Berta Caceres, la foresta di Hambach in Germania minacciata da una miniera di carbone, l’impianto di stoccaggio di rifiuti nucleari a Beur in Francia e la costruzione del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (Tap) in Salento? Se lo sono chiesti accademici, associazioni e attivisti di tutto il mondo, giungendo alla realizzazione di una rete internazionale di studio dei diversi casi. Lo hanno fatto a partire da un documento congiunto, in cui per l’Italia figurano la rete di oltre 30 Ong, “In difesa di”, “A Sud”, “Re:Common”, “Osservatorio Repressione”, il “Tribunale permanente dei popoli” e l’Associazione Bianca Guidetti Serra.
 
Una rete internazionale. “Ci siamo incontrati per tre giorni in Salento per discutere e scambiare esperienze sulla guerra invisibile a chi difende la propria terra”. Inizia così la relazione da cui muove i primi passi la rete internazionale contro l’estrattivismo. “Vivere e studiare i conflitti in difesa della Terra” è stato l’oggetto del workshop internazionale, organizzato dall’istituto internazionale di ricerca con sede in Olanda Transnational Institute, in collaborazione con l’Università del Salento, il dipartimento di Storia, società e studi sull’uomo, l’Associazione Bianca Guidetti Serra e il Movimento No Tap, che si è svolto a Melendugno, in provincia di Lecce, dal 5 al 7 ottobre. Numerose associazioni della società civile, al fianco di studiosi e accademici, provenienti dal Nord Europa, dal Canada, dagli Stati Uniti e dall’America Latina, hanno preso parte all’iniziativa allo scopo di condividere esperienze e saperi.
 
Università e movimenti a confronto. Metodi partecipati di osservazione del fenomeno dell’estrattivismo, che le Nazioni Unite considera una delle principali cause dei conflitti ambientali e climatici del nostro tempo, sono stati analizzati da differenti punti di vista: quello accademico da parte dei docenti universitari e quello esperienziale riportato dalle associazioni che sono in prima linea nella difesa dei diritti umani nel mondo. Sotto accusa il sistema di sviluppo estrattivista che, com’è emerso dai differenti casi esaminati, agisce secondo modalità standardizzate che raggiungono l’apice della violenza repressiva soprattutto laddove è fortemente compromessa la tenuta democratica. Dalla relazione finale si evince, però, che anche i paesi europei non sono esenti da casi di espansione delle attività estrattive e delle infrastrutture, attraverso azioni di pacificazione imposte alle popolazioni locali per mezzo della repressione e della criminalizzazione.
 
Un fenomeno globale. “Esiste un nesso indissolubile” – si legge nel documento – “tra l’attuale fase del capitalismo estrattivista, la sua espansione, la distruzione dell’ambiente della Madre Terra in ogni parte del pianeta, la repressione, la securitizzazione dello spazio pubblico e la criminalizzazione di chi difende la terra”. Cresce il numero dei difensori dei diritti umani da tutelare, soprattutto alla luce dei dati allarmanti diffusi da Global Witness che lo scorso anno ha registrato un aumento degli omicidi. Il 2018 rappresenta, inoltre, un anno cruciale per i diritti umani: la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo compie 70 anni, ricorre anche il ventennale della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani e l’Italia è stata eletta alla presidenza dell’Osce (https://www.osce.org/it). Proprio dall’Italia, nello specifico dal Salento, parte una rete di collaborazione tra lotte comuni a livello nazionale e internazionale, al fine di favorire lo sviluppo sostenibile e l’autodeterminazione dei popoli.
 


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