Dillon, io psicopatico nell’inferno di Von Trier – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – ROMA, 21 FEB – Con La casa di Jack (The House that
Jack Built) si entra, più che in un film, nell’inferno personale
di Lars Von Trier, nel suo aristocratico nichilismo pieno di
riferimenti culturali. Il film, a Cannes 2018 fuori concorso,
arriva in sala dal 28 febbraio distribuito da Videa, si ispira
liberamente a Jack lo Squartatore (interpretato da Matt Dillon),
un serial killer artista con una mission: rendere l’omicidio
un’opera d’arte. “Più che un semplice serial killer – spiega
oggi a Roma l’attore – il mio Jack è uno psicopatico a cui manca
completamente ogni tipo di empatia, ma è anche un artista
fallito”.
   
Un’opera comunque brutale, La casa di Jack, che mescola le
immagini di Glenn Gould mormoreggiante al pianoforte alle prese
con le sue variazioni Goldberg, i quadri luciferini di William
Blake, psicopatia e la mostruosità horror dei delitti di Jack,
ovvero: donne squartate, picnic con morti (come in un quadro),
assemblamento di cadaveri di bambini in pose artistiche, donne
trascinate con una corda dietro la sua auto, dieci teste di
uomini vivi, perfettamente allineate, per una multi uccisione in
contemporanea con una pallottola da guerra rinforzata e, ancora,
un Jack bambino che si diverte a tagliare con una tenaglia una
delle gambe di un piccolo anatroccolo che nuota in uno stagno.
   
E questo fino al capolavoro finale: una casa, quella del
titolo, con tanto di tetto composta dai cadaveri delle molte
vittime che lui ha conservato, con estrema pignoleria (virtù
diabolica), in una grande stanza frigorifera. Il fatto è, come
si ascolta nei cerebrali e colti dialoghi con il suo alter
ego/Virgilio, Bruno Ganz (nella sua ultima interpretazione sul
grande schermo), che il male di Jack deriva dall’aver morso
troppo la mela della conoscenza. Diventa poco importante allora
considerare la crudeltà degli atti, contano alla fine solo le
opere dice a certo punto Jack. E questo in un mondo in cui al
grido di aiuto “nessuno accorre davvero, c’è solo un silenzio
assordante”. “Certo il personaggio di Jack è stato difficile
da accettare, ma ammiravo da sempre Lars Von Trier e la
sceneggiatura era poi molto interessante”, spiega Dillon.
“Sono molto triste per Bruno Ganz – aggiunge l’attore nel giorno
del suo compleanno (è nato a New Rochelle nel 1964) – era un
grande attore e mi sento davvero fortunato ad aver lavorato con
lui. Ero un suo grande fan da quando avevo 17 anni. Lui, tra
l’altro, ha visto La casa di Jack prima di me e mi diceva è la
cosa più bella che ho mai visto, vedrai ne sarai orgoglioso.
   
Comunque – conclude- è un film che va masticato bene e
digerito”.
   
Nel cast del film diviso in cinque capitoli: Uma Thurman,
Siobhan Fallon Hogan, Sofie Grbl e Riley Keough.
   

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