Dionigi, osa sapere per futuro Europa – Libri


(di Elisabetta Stefanelli)
(ANSA) – ROMA, 30 APR – IVANO DIONIGI ‘OSA SAPERE. Contro la
paura e l’ignoranza’ (Solferino, pag. 90, euro 7,90).
   
”Si è vero, l’incendio di Notre Dame è stato come un
compimento, un evento simbolico forte sulla crisi epocale che
l’Europa sta attraversando. Servono solo gli scandali per
smuovere pensieri e coscienze. Siamo diventati degli emotivi,
abbiamo abdicato alla ragione. Il problema dell’Europa è questo
nostro grande vuoto ideale, perché l’Europa si è impoverita da
tutti i punti di vista ed è qui che Salvini e quelli come lui
nel resto del continente fanno la legna. Bisogna ritrovare il
concetto di fraternità che era alla base civile e religiosa
della nostra Europa, ideale comune a cristianesimo e Rivoluzione
francese”.
Ivano Dionigi lo dice con la sua consueta verve di uomo che
non si ferma, latinista con la rara capacità di far dialogare
passato e presente ha un eloquio unico: nel suo ultimo pamphlet
mette insieme con disinvoltura e pertinenza citazioni che vanno
da Platone a Steve Jobs, dribblando da Gramsci all’amato Umberto
Eco. Dopo volumi come ‘Il presente non basta’, ‘Osa sapere’ ha
colto per l’ennesima volta nel segno raccontando lo stallo
dell’oggi e mettendo in relazione quello che accade nel mondo
contemporaneo con la lezione della classicità, con un risultato
ancora una volta sorprendente e senza sfuggire alla tentazione
di lasciare domande inevase come molti oggi fanno. Non a caso
Dionigi – in una conversazione con l’ANSA – dice di parlare
”soprattutto alla generazione dei ragazzi che oggi hanno tra i
15-16 al massimo 17 anni. La nostra speranza sono loro, i
ragazzi che scendono in piazza, ma di loro invece non importa
nulla a nessuno. Non sono pessimista grazie a loro perchè non
dimenticano il passato, sono il futuro ma nessuno li considera
il presente”.
A loro il professor Dionigi, presidente di AlmaLaurea e della
pontificia accademia di latinità, direttore del centro studi ‘La
permanenza del classico’ dell’Alma Mater di cui è stato rettore
dal 2009 al 2015, dedica il suo lavoro: ”ho visto più di 12
mila studenti negli ultimi anni ma ne sono uscito confortato
perché se il nostro è un paese che affoga nella cattiveria, loro
sapranno come uscirne”. La crisi però non riguarda solo
l’Italia ma l’intera Europa e il suo modello politico e
culturale travolto, mandato in fumo dai ”barbari”? ”La crisi
è irreversibile – dice Dionigi – e bisogna venire a patti con i
nuovi arrivati. Basti guardare al dato demografico : nel 2050
solo uno su quattordici al mondo sarà europeo, mentre
all’inizio del Novecento lo era uno su quattro. La sola Nigeria
dagli attuali 180 milioni passera a 400. Questi numeri ci dicono
che bisogna accantonare i nostri primati e stabilire un’alleanza
tra il vecchio Occidente e i giovani Oriente e Sud del mondo”.
   
Qui, spiega Dionigi, va riletta la lezione dei romani che
spietati e imperialisti veri quali erano ”applicavano la legge
dell’inclusione, quella del pantheon delle divinità dei
‘barbari’. Erano filantropi per calcolo politico mica per
generosità, ma sapevano aprire anche la propria lingua ai
cambiamenti”. Un futuro così ”costringe tutti al progetto
perché l’Europa, si è fossilizzata nella produzione di sole
norme e regole, con una prevalenza di procedure e tecnica su
valori culturali e sociali”. La crisi quindi è in questo
attuale interregno tra mondo vecchio e nuovo non ancora emerso,
con una realtà in cui ”si sta cancellando totalmente la
dimensione temporale a favore di quella dello spazio. ”Mancano
gli intellettuali, il loro è il ruolo di gettare l’allarme, cosa
che oggi non fa più nessuno. Ci sono solo giornalistoni che
parlano nei programmi televisivi. Per questo il mio pamphlet
vuole essere militante. Perchè la cultura non è neutra ma oggi
si assiste solo a conflitti che non sono di conoscenza ma di
oblio”. Un oblio che travolge anche il linguaggio ”oramai
impoverito, ridotto all’osso”. Allora la rivoluzione
culturale, per Dionigi, deve anche partire dalle parole, dalla
coscienza del linguaggio in un mondo travolto dai social
network nel quale stiamo vivendo anche nella ” concomitante
eclissi del pensiero: liberale, socialista, o cattolico che sia,
alla base della nostra Costituzione e della nostra stessa idea
di Europa”. Ma non c’è più ideologia e questo può essere anche
un fatto positivo che magari ”potrebbe servire anche ad alcuni
partiti per rifondarsi ma non mi sembra lo facciano”. Per
uscirne, come il latinista dice ai ragazzi, ”bisogna inseguire
il proprio daimon, nel segno della responsabilità individuale”.
   
E in questo, a suo avviso, un grande ruolo spetta
all’università. (ANSA).
   

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