Discord, benvenuti nelle stanze per chattare con gli influencer


DISCORD è nata quattro anni fa. Ed era – è tutt’ora – rivolta principalmente ai gamer, le celebrità dei videogiochi, per accorciare la distanza fra loro e la community da cui, per certi versi, dipendono. Tanti per farsi un’idea basti pensare che un anno fa Ninja, il campione di Fortnite, ha spiegato durante una diretta al rapper Drake – altro appassionato di giochi – come usare Discord durante una sessione del battle royale di Epic Games. Il punto è che la piattaforma di chat testuale e vocale sta progressivamente diventando uno strumento a 360 gradi per connettere influencer, celebrità, vip, youtuber e altre figure di spicco del web con i proprio fan, seguaci e follower.


Discord, benvenuti nelle stanze per chattare con gli influencer

Il ritorno della chat

Ma che cos’è esattamente Discord? Si tratta di una piattaforma gratuita che sposa appunto chat vocale e testuale disponibile sia via desktop che scaricando le applicazioni per sistemi operativi fissi e, ovviamente, su smartphone. Il gruppo la presenta così: “Smetti di pagare per i serve di TeamSpeak o di preoccuparti di Skype. Semplificati la vita”. Ad oggi hanno seguito il consiglio in oltre 200 milioni e, oltre a chiacchierare con i loro gamer o titoli preferiti, l’hanno colonizzata con qualsiasi cosa vi venga in mente. Ci sono server dedicati a ogni preferenza, suddivisi a loro volta in “stanze”. Tanto che qualcuno ha resuscitato i vecchi modelli di chatroom anni Novanta, per spiegare al meglio di cosa si tratti. Si va dai server dedicati all’immancabile Fortnite e al suo predecessore Pubg ai Pokémon passando per Bee Swarm Simulator, Atlas, Standoff 2, al fenomeno del momendo Apex Legends, Gta e mondo anime in genere. Solo per rimanere ai giochi.

Come funziona Discord: solo con invito

Usare Discord è molto semplice. Dopo aver scaricato l’app bisogna registrare un account in modo rapido (col solito indirizzo email, nome utente e password) e il passo successivo è decidere se creare un proprio server e iniziare a invitare gli amici o unirsi agli altri. Ovviamente in questo secondo caso occorre rispondere a un cosiddetto “invito istantaneo” che di solito è valido per 24 ore ma può anche essere infinito, durare un lasso di tempo inferiore o essere ponderato al numero di usi (per esempio, disattivandolo dopo 100 clic). Insomma, l’accesso non è libero: si entra nel server solo se invitati, di fatto se in possesso di un link che ci diriga all’approdo giusto. E non è un caso che nei mesi scorsi si sia diffuso anche un virus che veniva veicolato tramite falsi codici d’invito ai server Discord.

Il mix: canali pubblici e privati

Esistono molti modi di personalizzare i server (per esempio espellendo i partecipanti alla fine di una chat se non è stato loro assegnato un ruolo preciso) ed è proprio questa versatilità ad affascinare gli influencer: i server possono avere canali pubblici e privati, c’è una lunga serie di ruoli da assegnare agli utenti così come privilegi, colori e tag particolari. Ed esiste anche la messaggistica privata, cioè uno ad uno. Molti lo paragonano a Slack, la suite di produttività per il lavoro, altri appunto recuperano dai ricordi (chi ne ha) le chatroom anni Novanta. L’uso immediato è semplice, andare più a fondo un po’ meno: per questo esiste una puntigliosa guida che prende per mano i novizi fra sicurezza, configurazione e impostazioni. Prima di tuffarcisi, vale la pena farci un giro.

Il sottobosco dei follower

Nel mondo delle bacheche, dei like, del conteggio forsennato dei follower e dei commenti Discord – che pure nasce e cresce proprio trainata da gamer, youtuber, personalità o profili social che lo usano per una chiacchierata e per altre lucrose iniziative (vendere merchandising, annunciare nuovi video o contenuti e così via) – inverte la logica. Creando una specie di megachat di gruppo ma, tutto sommato, “privata”, riservata cioè a chi ha ricevuto il link e “bonificabile” dopo la sessione. Per far fuori troll e avvelenatori.

La nuova scommessa di Facebook

Sembra quasi correre dietro alle parole pronunciate qualche giorno fa da Mark Zuckerberg sulla necessità di un ecosistema social più raccolto, in cui le persone possano comunicare fra loro in sicurezza e senza il gioco del paradigma della bacheca pubblica. Chissà che il progetto di integrare le chat di Messenger, Instagram e WhatsApp non possa passare anche da un approccio simile, per quanto un po’ vintage: “È stato interessante ascoltare le osservazioni di Zuckerberg perché è un po’ quel che facciamo da tempo” ha spiegato all’Atlantic Eros Resmini, cpao del marketing di Discord.
 

“Con i social media tutti pretendono numeri, viralità, popolarità – ha aggiunto Sarah Dietschy, una youtuber con mezzo milione di iscritti – Discord la prende in modo totalmente opposto. Ti consente di incontrarti con le persone che desideri e interagirci nel modo che preferisci, che sia testo, voce, immagini o altro”. In più, non c’è da supplicare gli algoritmi: i contenuti e le chiacchierate sono in qualche maniera autogestiti e non serve un milione di follower per dare senso al meccanismo. Anzi, spesso si diffondono altri server o stanze, nel caso degli influencer lanciate da persone che moderano per loro conto, su temi spesso anche molto distanti dagli interessi fondamentali di un certo personaggio. Che così costruisce intorno a sé, con non troppa fatica, un ecosistema parallelo a quello pubblico.

Le stanze ‘oscure’, nuova casa per i teen

Molto, tuttavia, rimane da chiarire in termini di sicurezza e circolazione dei contenuti. Per quanto Discord non diffonda informazioni sulla suddivisione per età dei propri utenti, secondo molti osservatori i canali (gamer o non gamer, dedicati a qualsiasi argomento, dalle serie tv allo sport) sono popolatissimi da adolescenti. Che ovviamente hanno dato vita a una serie di server e relative stanze dedicate ai temi che li interessano più da vicino, dalla scuola dal dating, dai meme ai problemi dei teenager e così via.

Insomma, l’utenza giovanile è sempre in movimento e più le piattaforme “tradizionali” si istituzionalizzano, più questa migra verso nuove sponde digitali. Come le stanze, riservatissime e anonime perché la registrazione è abbastanza ridicola, di Discord, che confermano ancora una volta questa dinamica. Non è un caso, tornando ai rischi, che l’Fbi stia già indagando su server sfruttati da cybercriminali, anche di livello molto basso, per vendersi user e password rubati. Ma ci hanno messo il loro zampino anche suprematisti bianchi e comunità assortite di troll.

L’accesso ai server: non sempre gratis

Altro elemento è la gratuità. Molti personaggi fanno pagare l’accesso ai server (per esempio tramite sistemi come Patreon) o assegnano ruoli nella community in base a quanto l’utente sia disposto a sborsare. Un sottobosco sul quale la società al momento non guadagna, preferendo concentrarsi sul proprio core business: i gamers, il negozio digitale in cui distribuisce giochi – anche con un abbonamento illimitato ai titoli battezzato Nitro da 4,99 euro al mese o 49,99 l’anno – e altri benefit legati alla chat come degli avatar animati. C’è un altro mondo lì sotto, si chiama Discord.

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