Donne, il potere di decidere se essere madri oppure no



ROMA – Il diritto di poter scegliere se avere o meno un figlio, la necessità di un accesso più ampio possibile alla salute sessuale e riproduttiva, dati approfonditi sulla situazione demografica globale e la ricaduta che questi elementi hanno sullo sviluppo sostenibile di tutto il pianeta. C’è questo e molto altro nel rapporto “Lo stato della popolazione nel mondo 2018 – Il potere della scelta. Diritti riproduttivi e transizione demografica”, che è stato presentato da Unfpa (Fondo delle Nazioni unite per la popolazione) e Aidos, Associazione italiana donne per lo sviluppo, a Roma e in contemporanea in altre 100 città in tutto il mondo.

I diritti riproduttivi e l’Agenda 2030. L’incontro di Roma è stato però molto più di una relazione sulle 150 pagine del rapporto. Agli interventi di Luigi De Chiara, ministro plenipotenziario e capo unità per la strategia, i processi globali e le organizzazioni internazionali della direzione generale cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri, della direttrice dell’ufficio partnership strategiche dell’Unfpa, Mariarosa Cutillo e della demografa Patrizia Farina dell’università Bicocca di Milano si sono aggiunti interventi preziosi del pubblico. In particolare, i contributi dalla platea sono serviti a fare il punto sul peso che i diritti riproduttivi hanno per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dall’Agenda 2030 dell’Onu e di come in Italia, Paese a crescita demografica zero, sia indispensabile insieme allo sviluppo di politiche di sostegno alle famiglie tutelare il diritto alla scelta di non avere figli.

La libertà delle donne cambia il mondo. Alla base del rapporto Unfpa c’è infatti la considerazione che, come sottolinea il titolo, “la possibilità di scegliere assicurata a donne e ragazze può cambiare il mondo”. Tale scelta, come ha sottolineato De Chiara, va assicurata perché “interessarsi alle dinamiche demografiche permette di influire su uno dei fattori che garantiscono il benessere del pianeta”. Inoltre, ha detto il ministro plenipotenziario, tale scelta è strettamente connessa alle azioni per l’empowerment femminile. De Chiara ha concluso ricordando che in questo campo di azione è molto impegnata la cooperazione italiana.

Il costo umano delle disuguaglianze. Mariarosa Cutillo dell’Unfpa si è soffermata sul costo umano che consegue alla diseguaglianza di genere e sulle implicazioni sociali del potere di scelta in ambito riproduttivo. Cutillo ha parlato di microscelte individuali (se avere o no dei figli) da garantire attraverso macroscelte spettanti a livello nazionale, cioè azioni e decisioni politiche che garantiscano i diritti alla riproduzione. Da tutti gli intervenuti è arrivato il richiamo a politiche di investimento nella formazione e nell’istruzione non soltanto delle donne, le prime a farsi carico della scelta, ma dei giovani in generale.

La fertilità ridotta del 50% rispetto agli anni ’60. Alla professoressa Farina è spettato di andare nel dettaglio del rapporto, spiegando perché la transizione demografica, cioè la diminuzione della mortalità seguita da una diminuzione della natalità e da un aumento dell’incremento naturale sia strettamente collegata alle scelte riproduttive. Nel rapporto Unfpa infatti si mostra come oggi, a livello globale, la fertilità è inferiore di circa il 50 per cento rispetto alla metà degli anni ’60 e in Italia il tasso di fertilità è di 1,5 rispetto al 4,5 di alcuni Paesi dell’Africa subsahariana. È la prima volta che a livello globale ci sono state tra le diverse aree del mondo differenze tanto marcate nel tasso di fertilità. Mentre in alcuni Paesi del Nord del mondo la natalità è in costante diminuzione, si calcola che l’Africa subsahariana contribuirà per più della metà alla crescita della popolazione mondiale prevista da oggi fino al 2050.

Dove si è costrette a fare solo le madri. Più volte nel corso dell’incontro si è sottolineata l’estrema disuguaglianza tra Paesi e culture nell’approccio al diritto alla riproduzione, una diseguaglianza che fa sì che ci siano donne “costrette” a fare soltanto le madri e altre portate a rinunciare alla maternità a causa di barriere economiche, disoccupazione, assenza di servizi per l’infanzia. Così, l’altro lato della medaglia dell’alto tasso di fertilità di alcune zone del mondo sono quei 53 paesi e territori in cui per anni la fertilità è stata inferiore al “livello di sostituzione”, con meno di 2,1 nascite per donna. Su tutti, il caso di Taiwan, che ha oggi il tasso di fertilità più basso al mondo, 1,1 nascite per donna.

“Le disparità nei tassi di fertilità sono un’opportunità”.Come ha sottolineato De Chiara, studi come quello dell’Unfpa sono essenziali per aiutare a considerare il dividendo demografico e le disparità nei tassi di fertilità nel mondo “come un’opportunità e non come un problema”. Per questo, sottolinea Aidos, che in collaborazione con l’Unfpa realizza l’edizione annuale del rapporto sullo stato della popolazione, “ogni Paese deve definire l’insieme di servizi e risorse necessari per sostenere i diritti riproduttivi di tutti i cittadini e le cittadine”, perché soltanto con politiche e servizi attenti ai bisogni delle famiglie e alta qualità di assistenza all’infanzia con finanziamenti pubblici si può garantire alle coppie che maternità e paternità siano il frutto di una vera scelta.
 

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Mario Calabresi
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