Dottori in corsia, docu-serie al Bambino Gesù – Tv


  Nel reparto di Cardiologia è ricoverata Giorgia, una ragazza di 16 anni con grandi occhi luminosi e una cascata di riccioli biondo castani, ma soprattutto un sorriso che se lo incroci ti lascia senza scampo: è in lista per un trapianto di cuore. E’ una delle protagoniste di “Dottori in corsia – Ospedale Pediatrico Bambino Gesù”, docu-serie in dieci puntate ideata da Simona Ercolani e prodotta da Stand by me in collaborazione con Rai Fiction, in onda da domenica 28 ottobre in seconda serata su Rai3 in replica ogni venerdì alle 15.20.
Dopo il successo della serie “I ragazzi del Bambino Gesù” le telecamere tornano nell’ospedale pediatrico più grande d’Europa per raccontare le sfide umane e professionali di medici e infermieri che ogni giorno salvano la vita di tanti bambini e ragazzi. Dottori in corsia documenta un nuovo ed intenso viaggio alla ricerca della guarigione, portando sul piccolo schermo storie di alta e media complessità medica per documentare dal vivo e dare spazio al miracolo quotidiano della medicina.
Come quello di Giorgia: nell’attesa di un cuore adatto a lei, i medici le hanno installato un Jarvick, un supporto meccanico, che può fare solo da ponte verso il trapianto. Finalmente il cuore arriva: è il professore Antonio Amodeo ad annunciare la notizia a lei e ai genitori, “sei molto fortunata, ti operiamo stanotte appena arriva”. Le immagini mostrano la reazione della giovane paziente, la sua gioia, gli abbracci al professore, ai genitori,  agli infermieri che si commuovono quando le viene comunicato: “abbiamo il cuore per te”. Nel corso di 16 mesi di riprese le telecamere hanno avuto accesso a numerosi reparti dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, seguendo 22 casi e accompagnando i pazienti dal momento del ricovero o dell’inizio della terapia fino alla dimissione.
All’interno di ogni puntata verranno seguite tre storie differenti che si intrecciano tra loro, alternando momenti tensivi a momenti più emotivi e intimi; due storie su tre si concludono all’interno del singolo episodio, mentre la terza storia viene conclusa nell’episodio successivo. In particolare i medici e gli infermieri documentano ai telespettatori come riescono ad affrontare il trattamento di malattie rare e troppo spesso invalidanti.
Simona Ercolani spiega come rispetto alla scorsa edizione si sia compiuto un piccolo cambiamento nella narrazione: “L’anno scorso quando il Papa è venuto da noi in visita privata ci ha dato un suggerimento: ‘Ognuno di voi ha una storia’. Ci abbiamo ragionato e abbiamo deciso di raccontare la medicina, la battaglia quotidiana che fa tutto il personale”. Quindi Ercolani tiene a dire: “Questa serie di Dottori in corsia è dedicata a Flavio, un ragazzino protagonista della prima stagione: ci ha lasciato dopo che la prima stagione era andata in onda. Ci manca”.
Per il direttore di Rai3 Stefano Coletta, “la scelta di non andare oltre il racconto solo oncologico mi ha fatto riflettere sul fatto che la salute dà sempre una risposta collettiva; in questa seconda serie si mettono in campo gli sguardi, le emozioni anche degli operatori sanitari. Tutti noi che operiamo nel servizio radio-televisivo dobbiamo lavorare per rompere molti tabù; la malattia è un tabù”.
Jovanotti ha concesso ‘amichevolmente’ alcuni suoi brani, tra questi ‘Oh vita’.
Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction, sottolinea che Dottori in corsia è “un racconto senza nessun cedimento allo spettacolo o alla logica-scoop. Casi reali, vicende umane e mediche al tempo stesso. L’ospedale è un luogo in cui i sentimenti cambiano di grado, tutto è vissuto con più intensità.
Facilmente si poteva cadere nel rischio dell’enfasi, mentre il racconto si attiene ad un’etica del rigore e della misura”. Mariella Enoc, presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, evidenzia: Questo è un documentario contro tanti ciarlatani, persone che non diffondono il vero in medicina, facendo correre grandi rischi ai bambini. Il nostro ospedale con quest serie non fa un’operazione di marketing, non ne avrebbe bisogno, ma fa un’opera di formazione”.”L’azione della cura non è mai un’azione individuale e solitaria.  La cura è sempre l’espressione e il risultato di un lavoro di squadra. Il secondo messaggio che ci consegna questa documentario è che la medicina e in generale la scienza sono una passione e patrimonio sempre da difendere, da coltivare e da condividere”.
Un’altra novità è di questa stagione è la voce fuori campo di Geppi Cucciari che lega insieme tutte le parti delle puntate: “In questa serie – dice – si vedono più sorrisi che lacrime. Questo programma aiuta a relativizzare, a dire qualche grazie in più, a lamentarsi di meno”
   

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