D’Oultremont, miei incurabili romantici – Libri


(ANSA) – ODILE D’OULTREMONT, GLI INCURABILI ROMANTICI (SALANI, PP 232, EURO 15,90). Non presentarsi per anni al proprio posto di lavoro e continuare ad essere pagati. Sembra irreale e invece può accadere come ci racconta Odile D’Oultremont nel suo primo romanzo ‘Gli incurabili romantici’ che esce in questi giorni per Salani nella traduzione di Michele Zaffarano e Giovanni Zucca.
    E’ la storia dell’impiegato modello Adrien e di sua moglie Louise che rende tutto più lieve con l’immaginazione, anche quando scoprirà di avere un tumore ai polmoni. A quel punto Adrien, esiliato in fondo a un corridoio da una ristrutturazione aziendale, decide di non presentarsi più in ufficio per dedicarsi totalmente alla moglie. “Ho costruito questo romanzo basandomi su un fatto di cronaca che avevo letto in un articolo in cui si raccontava di un uomo che per cinque anni era stato pagato dall’azienda in cui lavorava senza averci più messo piede. Questo mi ha fatto pensare alla terribile disumanizzazione che c’è oggi talvolta nel mondo del lavoro. Si può scomparire senza che nessuno se ne accorga” racconta all’ANSA la D’Oultremont, che vive a Bruxelles dove è nata nel 1974, è sceneggiatrice di film e serie tv e con questo romanzo, accolto con favore dal pubblico e dalla critica, ha vinto in Francia il premio Closerie des Lilas. “Cinque anni di assenza mi sembravano però una cosa talmente incredibile e assurda che nel romanzo li ho fatti diventare un anno. Però quando è uscito il libro in Francia, ho ricevuto articoli da parte di numerose persone. In particolare uno in cui si parlava della storia di uno spagnolo che non è andato a lavorare per dieci anni e l’azienda lo ha pagato per tutto quel tempo e quando c’è stato il processo lui ha detto che non si era più presentato perchè voleva studiare Nietzsche” sottolinea la scrittrice. ‘Gli incurabili romantici’ si apre proprio con Adrien in un’aula di tribunale ma la ragione per cui lui si assenta dal lavoro è l’amore. Louise è un donna fantasiosa, irrazionale che umanizza anche la terribile malattia che la colpisce, il cancro. “E’ stato un modo per controbilanciare il dramma sociale che vive lui con il dramma umano che attraversa lei. Non volevo parlare parlare del cancro ma quando ho cominciato a farlo sono stata molto attenta a non cadere nel pathos o in una storia drammatica di pianto e lacrime. Ho cercato di trattare questo argomento con delicatezza, poesia, umorismo e distanza” spiega la scrittrice belga. La genesi del libro è stata complessa e fortunata: “avevo scritto la sinossi per un lungometraggio ma quando il mio agente e poi due produttori francesi la hanno letta mi hanno detto: ‘perchè non scrivi un romanzo’. Ho realizzato così un mio sogno. Ci sarà un adattamento cinematografico ma prima devo distaccarmi dal romanzo. Per il momento la cosa certa è un adattamento teatrale svizzero” dice la D’Oultremont.
    Louise umanizza tutto, da un nome ai farmaci che deve prendere e alle bombola d’ossigeno che alla fine dovrà utilizzare e con la sua fantasia riesce a trasformare la durezza della malattia in qualcosa di inaspettato. E quando il giudice chiede ad Adrien che cosa ha fatto nell’anno in cui non è andato a lavorare, lui risponde: “mia moglie e io abbiamo ballato”.
    “Fra le righe del romanzo c’è più di una critica al funzionamento della nostra società: al sistema della giustizia che ci ricorda che delle regole esistono però che è fatta di uomini. Il giudice del libro è alla fine della sua carriera e ad un certo punto si rende conto che forse ci sarebbe stato un modo diverso di applicare la giustizia. Le cose irragionevoli di Louise alla fine incidono su tutti i personaggi. Poi c’e’ una critica al corpo medico e agli ospedali dove spesso la disumanizzazione regna ed è paradossale perchè un medico fa il lavoro più umano che ci sia però spesso nella pratica lo dimentica” afferma la D’Oultremond.
    ‘Gli incurabili romantici’ ci fa vedere anche quanto sia importante capire quali siano le priorità della vita e come “arrivi un momento in cui compiere una scelta diventa necessario” sottolinea l’autrice e annuncia che il 21 agosto esce in Francia il suo secondo romanzo, Baikonur, che “diventerà un film, ambientato in una città portuale della Bretagna dove un uomo che lavora sulle gru si innamora di una ragazza che tutti i giorni alla stessa ora passa vicino al suo cantiere”.
    (ANSA).
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi