“Dove Bisogna Stare”: al Torino Film Festival il docufilm sulla società civile che accoglie


ROMA. Si chiamano Jessica, Georgia, Elena e Lorena e in comune, oltre al fatto di essere donne, hanno una cosa sola: l’aver scelto di non voltare la faccia dall’altra parte e non farsi condizionare dalla paura dell’altro. Sono loro il volto di un’Italia diversa, votata all’accoglienza e solidale, capace di andare oltre le polemiche e la retorica dell’odio e di aprirsi a sfide sempre nuove, che sembrano impossibili solo se osservate da lontano.

La loro storia verrà proiettata sul grande schermo sabato 1 dicembre, alle 14, presso la sala 1 del Cinema Massimo, nell’ambito della 36esima edizione del Torino Film Festival, sezione Tffdoc/Fuori concorso. Il docufilm “Dove Bisogna Stare” proporrà allo spettatore il ritratto di quattro donne italiane di età e provenienze differenti che hanno deciso di impegnarsi spontaneamente e gratuitamente nella cura e nell’accoglienza di persone migranti.

Il film non racconta l’immigrazione dal punto di vista di chi sceglie di partire o è costretto a farlo: è innanzitutto un film su di noi, sulla nostra capacità di confrontarci con il mondo e di condividerne il destino. Il regista Daniele Gaglianone, si è messo in ascolto dei volontari e delle volontarie della società civile impegnati a costruire un’Italia che accoglie. Un’Italia a cui va il più sentito ringraziamento di Medici Senza Frontiere (MSF) che ha collaborato all’ideazione e realizzazione del documentario che sarà distribuito dal 15 gennaio 2019 da ZaLab nelle sale (e non solo) di tutta Italia.

“In un periodo in cui chi opera per salvare le vite di persone costrette a fuggire dalla guerra e dalla miseria subisce forti pressioni, culminate in procedimenti giudiziari nei loro confronti, questo documentario è uno strumento necessario a cambiare la narrazione dominante sulla percezione che gli italiani hanno riguardo la presenza di persone migranti nel nostro Paese” dichiara Claudia Lodesani, medico infettivologo e presidente di MSF.

Sono oltre 10.000 le persone in Italia, in prevalenza richiedenti asilo e rifugiati, che vivono senza un riparo decoroso, cibo sufficiente e un adeguato accesso alle cure mediche, come denunciato da MSF nel rapporto “Fuori campo”, frutto di un lavoro di monitoraggio compiuto nel 2016-2017 in circa 50 insediamenti informali in tutta Italia.

Dal 2016 operatori e volontari di MSF, in collaborazione con il Comune di Torino e l’Azienda Sanitaria Locale, promuovono l’accesso ai servizi sanitari territoriali dei circa mille migranti e rifugiati presenti all’interno delle palazzine dell’ex villaggio olimpico a Torino. A oggi, sono state quasi 400 le persone supportate direttamente da MSF, in massima parte titolari di un permesso di soggiorno per motivi umanitari, soppresso da recenti provvedimenti normativi.

MSF lavora in Italia dal 2002 con diversi progetti di assistenza sanitaria e psicologica ai migranti, rifugiati e richiedenti asilo. ARoma MSF gestisce un centro di riabilitazione per i sopravvissuti a tortura e per le vittime di trattamenti crudeli e degradanti. APalermo, nel quartiere Ballarò, MSF promuove l’accesso di rifugiati e migranti al servizio sanitario nazionale, superando le barriere linguistiche e amministrative.


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Mario Calabresi
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