Ebola, un centro per casi sospetti in Congo: nuovi focolai al confine con l’Uganda


ROMA – Dopo un picco di nuovi casi confermati nell’area di Beni – un centro della regione del Nord Kivu – dove non si ferma la peggiore epidemia di Ebola nella storia della Repubblica Democratica del Congo (RDC), le équipe di Medici Senza Frontiere (MSF) rafforza la propria azione per contenere il contagio aprendo un nuovo centro di transito per casi sospetti. “L’obiettivo di questo centro di transito è rafforzare la capacità di cura complessiva a Beni. Da quando la città è diventata il centro dell’epidemia a ottobre, sono emersi molti nuovi casi confermati in diversi quartieri. Il Centro di transito è stato costruito vicino al Centro di trattamento Ebola esistente, la cui capacità è ormai satura. La vicinanza dei due centri renderà più efficace la nostra risposta contro l’epidemia a Beni” spiega Marie Burton, capo progetto di MSF a Beni.
 
Il centro su un ex campo di calcio. Il Centro di transito è stato costruito su un ex campo da calcio di 8.000 metri quadri e ha richiesto una settimana di intensi lavori di costruzione. Aiutati dagli stessi giovani che un tempo giocavano a calcio su quel campo, le équipe di MSF hanno lavorato nonostante frequenti temporali e hanno superato grosse sfide logistiche per completare i lavori il più velocemente possibile. I pazienti sospetti saranno accolti al Centro di transito mentre aspettano di conoscere i risultati dei loro test. Nel frattempo lo staff medico di MSF fornirà subito cure adeguate alle condizioni cliniche delle persone. Quando la diagnosi sarà confermata, i pazienti positivi all’Ebola saranno trasferiti nel vicino Centro di trattamento, mentre quelli negativi saranno trasferiti in altre strutture sanitarie, dove riceveranno ulteriori cure. Finora sia i casi sospetti che quelli confermati venivano accolti nel Centro di trattamento, in due reparti isolati.
 
Aumentano i casi sospetti. Nel nuovo centro sono state realizzate stanze individuali invece di grandi tendoni, per migliorare l’isolamento dei pazienti. Le divisioni tra le stanze sono state dotate di ampie finestre di Plexiglass in modo che lo staff medico possa mantenere un contatto visivo con i pazienti, ma anche perché i pazienti possano vedere la loro famiglia e i loro cari quando vengono a visitarli. La capacità di base del centro, pari a 16 posti letto, può arrivare fino a 32 o 48 posti letto in caso di necessità, a seconda di come evolverà l’epidemia. Le nostre équipe sono sempre più impegnate nel tracciare i casi sospetti da quando l’epidemia ha raggiunto un nuovo livello. Almeno 30 nuovi casi sospetti vengono identificati ogni giorno e ammessi al Centro Ebola di Beni.
 
Finora 341 casi di cui 303 confermati. La peggiore epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo. In soli tre mesi da quando è stata dichiarata, questa epidemia di Ebola – la decima nella storia della RDC – è diventata la peggiore mai registrata nel paese. A oggi, sono stati individuati 341 casi di cui 303 confermati. L’epicentro si è spostato dalla piccola cittadina di Mangina, dove sono emersi i primi pochi casi, alla più grande città di Beni, dove il numero dei pazienti sospetti e confermati è cresciuto stabilmente per settimane, fino alla totale saturazione della capacità medica di curare i pazienti. Dal primo agosto il virus ha ucciso 215 persone e diverse organizzazioni stanno facendo del loro meglio per impedire che si diffonda ulteriormente. Più di 100 pazienti sono riusciti a guarire finora. In un’area di pesante insicurezza causata dal conflitto in corso, dove l’accesso a parti della popolazione è molto complesso, la risposta medica ha dovuto affrontare grosse sfide e l’epidemia non è ancora stata fermata.
 
L’epidemia a un passo dal confine ugandese. “Da quando il centro dell’epidemia si è spostato da Mangina a Beni, l’epidemia è diventata più difficile da controllare. Ora osserviamo un numero crescente di nuovi casi più a sud, nella città ancora più grande di Butembo. Temiamo che la situazione possa diventare ancora più difficile da gestire, a meno che non venga significativamente rafforzata la risposta in quest’area” dice Chiara Montaldo, coordinatore medico di MSF a Beni. Nelle ultime settimane è stato registrato un notevole aumento di nuovi casi a Butembo, un polo commerciale regionale, a un passo dal confine con l’Uganda. Gli ultimi sviluppi sono un richiamo a dedicare maggiori risorse e attenzione, per il rischio che questa grande città possa diventare un nuovo hotspot dell’epidemia.
 
Il coinvolgimento delle comunità. Oltre all’ostacolo di una popolazione in continuo movimento, molte delle difficoltà nella risposta sono state causate dalla paura della popolazione per una malattia così mortale – che può intralciare la relazione tra le comunità e gli operatori sanitari. Come risultato, spesso osserviamo la riluttanza a segnalare nuovi casi, a essere trasferiti nei centri di trattamento o ad accettare l’intervento delle équipe che si occupano di assicurare sepolture sicure e dignitose alle vittime dell’Ebola. “Riscontriamo il bisogno di una migliore e più efficace comunicazione da parte di tutti gli attori che partecipano alla risposta contro l’Ebola per ottenere la fiducia delle persone. I tassi di mortalità sono molto alti; le persone possono essere indotte a pensare che i centri di trattamento sono luoghi dove si va a morire, quando invece dozzine di pazienti sono stati ricoverati. Essere ammesso in un centro di trattamento durante lo stadio iniziale della malattia aumenta le possibilità di guarire” dice il dott. Axelle Ronsse, coordinatore delle emergenze di MSF per l’intervento sull’Ebola.

I diversi fronti di intervento. MSF è presente a Beni dall’inizio dell’epidemia ad agosto 2018 ed è attiva su diversi fronti, per contenere la diffusione del virus e rispondere ai bisogni della popolazione del Nord Kivu. Insieme ad altre organizzazioni che partecipano all’intervento, le équipe di MSF svolgono visite regolari in 24 centri sanitari per fornire formazione e materiale; tengono incontri regolari con le comunità locali per condividere le informazioni sulla malattia e i metodi per evitare il contagio. Tra le attività di prevenzione e controllo, le équipe di MSF si occupano della decontaminazione dei centri sanitari dopo l’identificazione e il trasferimento di casi di Ebola confermati verso le strutture appropriate.

Il lavoro di MSF dal primo insorgere dell’epidemia. Le equipe di MSF hanno anche vaccinato più di 600 persone a Beni nel mese di ottobre, inclusi gli operatori sanitari impegnati in prima linea e i potenziali contatti dei pazienti che avevano già contratto il virus. A novembre sono stati anche somministrati vaccini nella città di Butembo. Dall’inizio dell’epidemia, il 1° agosto 2018, le equipe di MSF hanno partecipato alla risposta all’Ebola in Nord Kivu e Ituri. MSF ha aperto centri di trattamento nelle città di Mangina, Butembo e Tchomia (quest’ultimo ora è stato chiuso), un centro di isolamento nella città di Bunia e ora un centro di transito a Beni. Indipendente da ogni autorità politica, religiosa o militare, MSF agisce con imparzialità, secondo la valutazione dei bisogni medici. L’indipendenza dell’associazione è assicurata dalle donazioni private, che rappresentano più dell’80% dei suoi fondi.


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Mario Calabresi
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