Ecuador, Assange può lasciare l’ambasciata a Londra – Cronaca


Julian Assange “ha sufficienti garanzie” da parte del governo britannico “per poter lasciare l’ambasciata dell’Ecuador” a Londra. Lo ha detto il presidente del paese sudamericano Lenin Moreno. Il fondatore di Wikileaks è rifugiato dal 2012 nella sede diplomatica ecuadoriana. Il presidente ha detto di aver ricevuto “rassicurazioni scritte” dal governo di Londra che Julian Assange non sarà estradato in “nessun paese in cui rischierebbe la pena di morte”.

Il presidente ecuadoriano Lenin Moreno aveva dichiarato in un’intervista alla Cnn che in merito alla situazione del fondatore di Wikileaks Julian Assange, rifugiato presso l’ambasciata dell’Ecuador a Londra, “siamo alla ricerca di una soluzione concordata con il governo britannico”, e che “se offrono garanzie per la sua vita, dovrebbe consegnarsi alla giustizia” del Regno Unito. “Noi proteggiamo i diritti del signor Assange”, aveva sottolineato Moreno nell’intervista, riportata dal quotidiano ecuadoriano El Comercio. Il presidente ecuadoriano ritiene che Assange debba consegnarsi alla giustizia britannica “in primo luogo perché rappresenta una spesa enorme per l’Ecuador”. In secondo luogo, perché “vivere più di cinque anni come rifugiato non è auspicabile per un essere umano”. Infine perché, il governo britannico “non deciderebbe mai per l’estradizione di una persona verso un paese in cui rischia la vita”.

Quito smentisce colloquio su Assange con Manafort – Il governo dell’Ecuador ha smentito le indiscrezioni pubblicate dal New York Times secondo cui Paul Manafort, l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump coinvolto nel Russiagate, si offrì al presidente ecuadoriano Lenin Moreno di trattare la consegna agli Usa di Julian Assange, il fondatore di Wikileaks ospitato nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, sottolineando che quelle del Nyt sono “versioni distorte” dei fatti. Secondo quanto riferito in una nota ufficiale di Quito, la riunione nel maggio 2017 del presidente Lenin Moreno con una delegazione di imprenditori cinesi, alla quale era presente anche Paul Manafort, “aveva lo scopo esclusivo di presentare al nuovo governo la volontà di queste compagnie di investire in Ecuador”. Nell’incontrare Manafort, il presidente Moreno ha espresso “l’interesse della nuova amministrazione ecuadoriana a rafforzare le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, senza menzionare alcun problema particolare e men che meno l’asilo diplomatico di Julian Assange”, scrive il governo ecuadoriano. Quito “ribadisce che lo Stato ecuadoriano affronta e affronterà le questioni sostanziali relative al caso del signor Assange solo con il rifugiato, i suoi avvocati e le autorità competenti del Regno Unito” e che è “arbitrario collegare una presentazione aziendale con questioni estranee a quelle trattate durante la riunione”. Moreno ha parlato della sua riunione con Paul Manafort anche in un’intervista alla Cnn, nella quale il presidente ecuadoriano ha dichiarato che la riunione è durata “circa 20 minuti”. “Ho incontrato Manafort, avevo vinto le elezioni e mi ha incontrato con alcuni imprenditori cinesi per chiederci la possibilità di fornire concessioni per l’energia elettrica del Paese”, ha detto Moreno. “Manafort in quel momento era consigliere del presidente Trump. Non aveva alcun processo a suo carico… sia chiaro, non aveva assolutamente alcun processo, veniva in qualità di investitore”.

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