Enrico Vanzina, il mio film d’amore per Carlo – Cultura & Spettacoli


ROMA – “Ho voluto scrivere una storia d’amore, il mio film d’amore per Carlo”. Così Enrico Vanzina descrive Mio fratello Carlo (HarperCollins) il libro nel quale, oltre a raccontare il suo rapporto con il fratello, suo ‘complice’ cinematografico in almeno 65 film, scomparso l’8 luglio dell’anno scorso, ripercorre con dolorosa verità gli ultimi mesi di vita del cineasta e la sua lotta contro la malattia. A presentare il libro con Enrico Vanzina davanti a una platea piena (tra i volti famosi, anche Aurelio De Laurentiis, Marco Risi, Max Tortora e Neri Parenti) al Circolo Canottieri Aniene di Roma, c’erano grandi amici come Carlo Verdone e Giuseppe Tornatore.

“Hai fatto un grande omaggio a tuo fratello, il tuo alter ego, gli hai fatto il dono più grande – ha detto Verdone – Carlo era un personaggio di grande umanità, con cui ogni domenica mattina condividevano un piccolo rito, ci chiamavamo, e lui era l’unica persona che mi chiedeva solo come stessi. Mentre tutti in genere mi chiedono favori, lui non l’ha mai fatto”. Per Verdone (che ha anche raccontato un’esilarante vacanza a Venezia, da trentenni, con i due fratelli), Carlo Vanzina era “un uomo di una finezza anni ’50, pieno di stile, dignità e grazia. Il suo modo di fare lo rifletteva nel suo cinema, dove alla fine trovi sempre un’umanità buona. I difetti vengono raccontati in maniera veniale, e non c’è mai cinismo”.

Secondo Giuseppe Tornatore il libro commuove e colpisce: “Racconta l’essere impreparati a morire e l’essere impreparati a sopravvivere alle persone che amiamo, ma è anche la storia d’amore di due fratelli”. Per la prima volta “Carlo e Enrico un happy end non sono riusciti a realizzarlo – aggiunge il regista – ma ci resta il ricordo di una persona speciale come lo sono tutti quelli che dedicano la vita a fare ridere gli altri. Forse scopriremo che alla fine l’happy end c’è stato lo stesso”. Per Enrico Vanzina “Carlo ha confuso il cinema con la vita ed è stata la sua fortuna, fino alla fine ha cercato e voluto guarire. E anche nel momento in cui ha deciso, perché l’ha deciso lui di staccare, l’ha fatto dopo un momento di gioia, la laurea della figlia”. Carlo Vanzina nel libro “diventa come il personaggio di un romanzo, perché tutti conosciamo qualcuno che ha vissuto quel percorso o che temiamo possa viverlo. Abbiamo tutti un Carlo nella nostra vita. Questa è una storia universale, che appartiene a tutti noi”.    

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