Facebook, Zuckerberg chiede aiuto ai governi: “Nuove regole per salvare internet”



MARK ZUCKERBERG, sotto attacco con la sua creatura Facebook sul fronte della privacy, delle fake neews, degli interessi politici veicolati sulla piattaforma, fa il punto e prova a guardare in avanti. Con un post-manifesto spiega la sua svolta. Adesso basta azioni singole, dobbiamo regolamentare la rete e farlo assieme ai governi. Insomma, prendere decisioni. Non vi è memoria di una posizione come questa – nel senso di chiedere la collaborazione dei governi del pianeta – espressa dall’inventore del social network più popolare. “Ho passato la maggior parte degli ultimi due anni a concentrarmi su problemi come contenuti dannosi, integrità elettorale e privacy. Penso che sia importante definire quali ruoli vogliamo che le aziende e i governi possano giocare nell’affrontare queste sfide”. Il senso è chiaro.

“La tecnologia – scrive Zuckerberg – è una parte importante della nostra vita, e le aziende come Facebook hanno enormi responsabilità”. Ma qualcosa nel tempo è cambiato, diventa incontrollabile, pare. “Credo – spiega il numero 1 del social in blu – che abbiamo bisogno di un ruolo più attivo per i governi e le autorità di regolamentazione. Aggiornando le regole per internet, possiamo preservare il meglio di questo mondo – la libertà che hanno le persone di esprimersi e quella degli imprenditori di inventare cose nuove – proteggendo anche la società dai danni più ampi. Credo che abbiamo bisogno di un nuovo regolamento in quattro aree: contenuti dannosi, l’integrità elettorale, la privacy degli utenti e la portabilità dei dati”.

A questo punto Zuckerberg affronta i punti uno alla volta. “Primo, i contenuti dannosi. Facebook dà a tutti i suoi iscritti uno strumento per usare la propria voce, e questo crea dei veri e propri benefici. Come parte di questo, abbiamo la responsabilità di garantire sicurezza alle persone sulla nostra piattaforma. Questo significa decidere quello che è propaganda terroristica, post di odio e altro ancora. Nel tempo ci siamo confrontati con gli esperti sulle nostre politiche in questo senso, ma mi rendo contro che così faremo sempre errori e prenderemo decisioni con le quali le persone non sono d’accordo”.

La soluzione? Mai essere soli. “Stiamo creando – dice Zuckerberg – un organismo indipendente in modo che le persone possano far appello alle nostre decisioni. Stiamo lavorando anche con i governi, tra cui i funzionari francesi, per garantire l’efficacia dei sistemi di revisione dei contenuti. Le aziende di internet dovrebbero essere responsabili dell’osservanza delle norme sui contenuti dannosi. E ‘ impossibile rimuovere tutti i contenuti dannosi da internet, ma quando le persone utilizzano decine di servizi di condivisione diversi abbiamo bisogno di un approccio più standardizzato. Un’idea è quella che gli organismi indipendenti fissino gli standard che disciplinano la distribuzione di contenuti nocivi e tarare le aziende contro questi standard. Il regolamento potrebbe impostare le linee di base su ciò che è proibito e richiedere alle aziende di costruire sistemi per ridurre i contenuti al minimo possibile”.

Altro punto scottante è quello dell’influenza che il social può avere – se usato scorrettamente – sui risultati elettorali. Zuckerberg parla di “proteggere le elezioni. Facebook ha già fatto cambiamenti significativi ma i nostri sistemi sarebbero più efficaci se il regolamento avesse creato standard comuni. Le leggi sulla pubblicità politica online si concentrano principalmente sui candidati e sulle elezioni, piuttosto sulle questioni politiche che dividono e sulle quali abbiamo abbiamo già visto più tentativi di interferenza. Alcune leggi si applicano solo durante le elezioni, anche se le campagne di informazione vanno avanti senza sosta”.

Punto terzo, la privacy e la protezione dei dati. “Serve un quadro armonizzato globale. Le persone in tutto il mondo hanno richiesto un regolamento completo sulla privacy in linea con il regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Unione Europea, e io sono d’accordo. Credo che sarebbe un bene per internet se più paesi adottino un regolamento come Gdpr come quadro comune. Il nuovo regolamento sulla privacy negli Stati Uniti e in tutto il mondo dovrebbe basarsi su quello. Dovrebbe proteggere il tuo diritto di scegliere come vengono utilizzate le tue informazioni – consentendo alle aziende di utilizzarle per scopi di sicurezza e di fornitura di servizi. Non dovrebbe richiedere che i dati siano conservati localmente, il che lo rende più vulnerabili. E dovrebbe stabilire un modo per considerare le aziende come Facebook responsabili imponendo sanzioni nel caso facciamo degli errori. Credo anche che un quadro globale comune – piuttosto che regolamento che varia significativamente per paese e paese – garantirà che internet non si sfilacci, che gli imprenditori possano fare il loro lavoro, e tutti ottengono le stesse protezioni. Abbiamo bisogno di regole chiare”.

Infine, il regolamento sul principio della portabilità dei dati. “Se condividi i dati con un solo servizio – continua il fondatore di Facebook – dovresti essere in grado poter passare senza difficoltà ad un altro. Questo dà la scelta alle persone e permette agli sviluppatori di innovare e competere. Ma questo richiede regole chiare su chi è responsabile di proteggere le informazioni quando l’utente si muove tra i vari i servizi. Anche questo ha bisogno di standard comuni, per questo sosteniamo un formato standard di trasferimento dei dati e il progetto di trasferimento di dati open source. Credo che Facebook abbia la responsabilità di aiutare a affrontare questi problemi, non vedo l’ora di discuterne con i legislatori in giro per il mondo. Abbiamo costruito sistemi avanzati per scovare i contenuti dannosi, fermare le interferenze elettorali e rendere le inserzioni più trasparenti. Ma le persone non dovrebbero affidarsi solo alle singole aziende. Dovremmo avere un dibattito più ampio.

Queste quattro aree sono importanti, ma, ovviamente, c’è di più da discutere. Le regole che disciplinano l’internet hanno permesso a una generazione di imprenditori di costruire servizi che hanno cambiato il mondo. E’ tempo di aggiornare queste regole per definire le responsabilità chiare per le persone, le aziende e i governi”.


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