Fair Play Finanziario, la Uefa deferisce il Manchester City



MILANO – L’Uefa ha deferito il Manchester City per le violazioni del fair-play finanziario: il club campione della Premier League può rischiare in teoria l’esclusione dalla Champions. Nyon ufficialmente chiuso le indagini sul City, che sarà ora giudicato dell’apposito organismo dell’Uefa. Questo il comunicato diffuso dall’ente di governo del calcio europeo. “La Camera investigativa del Club Financial Control Body (CFCB) ha deciso di deferire il Manchester City FC alla camera giudicante del CFCB in seguito alla conclusione delle sue indagini. La camera investigativa del CFCB aveva aperto un’indagine sul Manchester City FC il 7 marzo 2019 per potenziali violazioni delle regolamentazioni sulla Financial Fair-play (FFP) che sono state rese pubbliche in vari media. La UEFA non farà ulteriori commenti sulla questione fino a quando non verrà annunciata una decisione dalla camera giudicante del CFCB”.

In realtà non sembea ancora profilarsi il terremoto nelle prossime coppe europee, col destino di alcuni grandi club legato alle sanzioni dell’Uefa per il mancato rispetto del fair-play finanziario. I casi più scabrosi riguardano appunto il Manchester City, ma anche il Psg e Milan. Al momento sembra più probabile, secondo le indiscrezioni filtrate dai tre club, che le situazioni in essere non incideranno sulla prossima edizione. La palla, comunque, è più che mai nelle mani di Nyon. Entro metà giugno l’orizzonte dovrebbe essere più chiaro. Ma non è escluso che le decisioni slittino a luglio e oltre.

CITY AL CONTRATTACCO
Il New Tork Times ha anticipato la notizia della possibile sanzione nei confronti dei freschi campioni d’Inghilterra, vincitori della Premier League per un solo punto, davanti al Liverpool finalista della Champions League: l’Uefa sarebbe intenzionata a sospenderli per un anno dalle coppe. Tuttavia, data la lunga istruttoria e l’annesso, potenziale contenzioso legale, l’eventuale sanzione non scatterebbe prima del 2020-21, permettendo dunque alla squadra di iscriversi regolarmente alla prossima Champions. La questione è legata alla violazione del FFP, che impone il rispetto dei parametri sul deficit di bilancio (un massimo di 30 milioni di euro in tre esercizi consecutivi). Il caso riguarda le presunte sponsorizzazioni gonfiate, attraverso le quali la proprietà emiratina, di Abu Dhabi, avrebbe appunto aggirato le regole, immettendo dal 2008 2,7 miliardi di euro nelle casse del club e consentendo ingaggi faraonici, non ultimo quello dell’allenatore Guardiola. Ma il City è passato subito al contrattacco: ha dichiarato la propria innocenza, si è scagliato contro la pubblicazione indebita di documenti sulla vicenda e si è detto contento dell’indagine proprio perché potrà chiarire la situazione. Di fatto il City, punito nel 2014 per violazioni al FFP con una sanzione pecuniaria di 20 milioni e con restrizioni al mercato e alla rosa, è atteso da un iter che non potrà certo concludersi in breve tempo. Dopo il lavoro della camera investigativa dell’Uefa, il dossier è passato ora alla camera giudicante ed eventualmente sarà sempre possibile il ricorso al Tas, con eventuale successivo rinvio all’Uefa. Lo scenario peggiore, secondo fonti vicine al City, sarebbe l’esclusione dalle coppe per l’edizione 2020-21: soltanto in quel caso, se la squadra si sarà classificata nel frattempo tra le prime 4 della Premier League, la quinta in classifica le subentrerebbe in Champions.

PARIGI RESPIRA
Anche il Psg, con la sua proprietà qatariota, è incappato in problemi di sponsor. Al centro dei sospetti, in particolare, è finita la Qatar Tourism Authority. Le spese del mercato estivo del 2017, 400 milioni per Neymar e Mbappé, avevano alimentato i dubbi, inducendo l’Uefa a un supplemento di indagine da parte dell’organo di controllo finanziario. Ma il club ha presentato al Tas il ricorso, fondato sulla tesi di una riapertura oltre i termini consentiti (10 giorni) del dossier, chiuso nel giugno 2018 senza sanzioni. E il Tas di Losanna, lo scorso 19 marzo, ha appunto dato ragione al Psg. Dalla prossima stagione il club parigino non potrà mettere nel bilancio da presentare a Nyon gli introiti della Qatar Tourism Authority e in teoria non ci saranno limitazioni al mercato, sempre particolarmente dispendioso, anche se rimane il dubbio su come sarà possibile ammortizzare gli acquisti di Neymar e Mbappé. Anche qui, comunque, il problema è rinviato all’edizione della Champions 2020-21, alla vigilia del Mondiale 2022, ospitato proprio dal Qatar.

MILAN IN ATTESA
Anche la posizione del Milan non sembra vicina a un chiarimento troppo rapido. Dopo la doppia transizione al vertice della società – da Berlusconi al cinese Yonghong Li e poi al fondo statunitense Elliott – il garbuglio del dossier potrebbe richiedere più tempo del previsto per essere districato. In questo momento i dossier finanziari sono due. Il primo riguarda i bilanci del triennio 2015-16-17: dopo la mancata concessione del voluntary agreement – il patteggiamento del rientro nei parametri del FFP – e la successiva esclusione dalle coppe, il ricorso del Milan al Tas ne aveva permesso la riammissione all’Europa League, ma l’Uefa aveva poi imposto il pareggio di bilancio entro il 2021 e il nuovo ricorso del club al tribunale di Losanna è tuttora pendente. Il secondo dossier riguarda invece il triennio 2016-17-18. La pratica, inviata dalla camera d’investigazione del controllo finanziario dell’Uefa alla camera giudicante, è delicata, per via del deficit tuttora consistente (126 milioni, il 30 giugno prossimo dovrebbe scendere a circa 80).   Il deferimento preluderà quasi certamente a una sanzione, che in teoria, data la recidiva, potrebbe portare a una nuova esclusione dalle coppe, anche questa però impugnabile davanti al Tas. Il club, con la nuova proprietà di Elliott che garantisce solidità finanziaria, sembra avere scelto per ora la strada più morbida: l’obiettivo è di ottenere il rinvio di un anno del pareggio di bilancio, dal 2021 al 2022. Tutto, al momento, è nelle mani dell’Uefa e in particolare della camera giudicante, che gestisce la propria agenda in maniera totalmente autonoma. In teoria il responso dovrebbe arrivare al massimo entro metà giugno. Data la complessità della procedura, però, potrebbe volerci anche più tempo. Il Milan resta dunque in duplice attesa per il suo futuro in Europa e sul mercato: dipenderà dai risultati del campionato, ma anche dalle decisioni di Nyon.


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