Festival Sabir, Camusso: “La sicurezza deriva dalla libertà”



PALERMO. “Il vero difetto dell’Europa è che, pur essendo nata sull’idea della libera circolazione delle persone, è diventata l’Europa della libera circolazione delle merci. Dobbiamo sancire il diritto a migrare, ma anche il diritto a non migrare, costruire tutte le condizioni che fanno della migrazione una possibilità, una libera scelta e non un obbligo”. Con queste parole Susanna Camusso, segretaria generale Cgil, è intervenuta alla quarta edizione del Festival Sabir, ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo dall’11 al 14 ottobre, quest’anno declinato sul tema della libera circolazione delle persone, delle idee, delle culture e dei diritti.

“La sicurezza deriva dalla libertà”. La segretaria generale Cgil, intervenuta all’interno di un dibattito dedicato alle modalità di rilancio del partenariato nella regione del Mediterraneo, “partendo dall’agenda del lavoro dignitoso per lo sviluppo sostenibile, la giustizia sociale e la pace”, ha parlato delle responsabilità dei Paesi della sponda europea: “I flussi migratori non devono essere gestiti in emergenza. Non abbiamo più meccanismi legali di emigrazione: si discute solo di rimpatri e impossibilità ad entrare in Europa. L’impegno che dovremmo prendere è l’idea della riconduzione ai temi della legalità della migrazione”.

In conclusione, Camusso ha lanciato una proposta: “All’ondata di intolleranza razzista bisogna rispondere che la sicurezza non deriva dalla chiusura dei confini, ma piuttosto dalla libertà delle persone e da modelli di sviluppo che siano fondati sulla giustizia sociale. L’Europa, così come i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, hanno un tema comune: la creazione del lavoro. I paesi del sud Mediterraneo hanno avuto tassi di crescita superiori rispetto a quelli europei ma parlare di sola crescita non dà l’idea di giustizia sociale che si fonda invece sull’occupazione di qualità, sulla dignità dei salari. Il lavoro, per avere dignità, deve essere formale e contrattualizzato”.

“L’Italia non cresce più da 20 anni”. Durante l’incontro, l’economista Salvatore Capasso (Cnr-Issm) ha presentato uno studio di settore condotto con la collega Eugenia Ferragina (Cnr-Issm) relativo alle economie che affacciano sul Mediterraneo. Dall’analisi risulta che i Paesi della sponda sud/est sono cresciuti, negli ultimi anni, in modo più che esponenziale, e nonostante la crisi economica, mentre l’Italia ha assistito a una riduzione del reddito pari al 10 per cento, dato quest’ultimo destinato a peggiorare, soprattutto considerando, ha spiegato Capasso, che l’1 per cento della popolazione del nostro Paese è rappresentato da persone over 65, che quindi non lavorano. “L’Italia non cresce più da 20 anni, e la causa non è certo da cercare nel fenomeno dell’immigrazione”, ha concluso l’esperto.

Le soluzioni? Puntare su parole chiave come energia, tecnologia e crescita demografica, proprio come sta facendo la Cina, “che però – ha ricordato Capasso – a differenza dell’Europa, sta investendo in Africa”. Paesi come l’Algeria, ricca di gas, o la Libia, ricca di petrolio, secondo l’esperto rappresentano una risorsa essenziale e potrebbero e dovrebbero diventare partner strategici dell’Italia. “Non dimentichiamo – ha concluso Capasso – come sono nate le primavere arabe, ovvero da una commistione tra economia e politica. Dopo la crisi economica americana, il prezzo dei cereali è aumentato e questo malcontento ha esacerbato una rivolta che chiaramente covava da tempo sotto la cenere. La struttura economica si intreccia sempre, fortemente, con quella politica”.

“La stabilità ha preso il sopravvento sui diritti”. “Nei Paesi a sud del Mediterraneo, purtroppo, chi è disoccupato non ha altre opportunità, non riceve alcun sussidio – ha aggiunto Mustapha Tlili della Arab Trade Union Confederation (ATUC) – Ecco perché i giovani decidono di partire verso l’Europa. I flussi migratori sono sempre conseguenza di una governance fallimentare”. Tlili ha anche ricordato come, tuttavia, i governi situati a nord si mostrino molto amici dei governi del sud quando c’è da parlare di energia: “Ma le proposte di collaborazione – ha ricordato – vengono sempre fatte nell’interesse dell’interlocutore più forte”. Ormai – ha concluso Patrick Itschert della Confédération européenne des syndicats (CES), “la sicurezza ha preso il sopravvento sulla democrazia; la stabilità ha preso il sopravvento sui diritti”.

L’evento – organizzato da Arci con Acli, Cgil  e Caritas italiana in collaborazione di Asgi, a Buon Diritto e Carta di Roma – si chiuderà domani con l’assemblea “Per un’agenda comune delle reti, dei movimenti e delle organizzazioni sociali”, sintesi dei dibattiti e degli incontri di questi giorni, mettendo a confronto le diverse realtà che operano a livello locale, nazionali e internazionale. Verrà comunicata infine l’agenda delle iniziative che si terranno nei prossimi mesi, anche in vista delle elezioni europee.

 


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