Film al giorno: Cold War, i sentimenti attraverso la storia – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – ROMA, 19 DIC – Viva il bianco e nero quando racconta
così bene i sentimenti come è in ‘Cold War’ di Pawel
Pawlikowski, cerchio d’amore melo’ che parte dalla Polonia, tra
le macerie della seconda Guerra mondiale, e lì ritorna alla fine
degli anni Sessanta. E questo attraversando Parigi, Berlino e la
Jugoslavia in un film pieno di musica, da quella folkloristica
polacca fino al jazz.
“Il film punta sulle emozioni che attraversano la storia” ha
detto il regista polacco, già premio Oscar per ‘Ida’, agli EFA
(gli Oscar europei) di Siviglia dove con ‘Cold War’, dopo aver
vinto a Cannes il premio della regia, ha sbancato portandosi a
casa cinque statuette: miglior film, regia, sceneggiatura,
attrice europea (Joanna Kulig) e montaggio.
Candidato polacco agli Oscar, entrato nella short list per il
film straniero, il film, in sala in Italia dal 20 dicembre con
Lucky Red, inizia nella Polonia del ’46 con minimaliste riprese
di un gruppo musicale e danze popolari: i Mazowsze. Da qui
l’idea dell’allora partito comunista di rinnovare questo gruppo
tramite un casting. Un modo per formare una nuova realtà
artistica che fosse un biglietto da visita per la Polonia fedele
ai valori comunisti.
Qui si incontrano per la prima volta That Wiktor (Tomas Kot),
musicista selezionatore del cast insieme a Irena (Agata
Kulesza), e la bella popolana Zula (Joanna Kulig), il tutto,
ovviamente, sotto la supervisione di un fedelissimo del partito:
Kaczmarek (Borys Szcy).
   
Per Wiktor è colpo di fulmine e Zula, tra opportunismo e vera
fascinazione, ricambia. Questo è solo l’inizio di una storia
d’amore impossibile e piena di ostacoli. Tra Varsavia, Parigi e
la Jugoslavia, i due si perdono, hanno altre storie, ma sono
sempre come in un lungo inseguimento l’uno dell’altro. Lui si
ritrova a un certo punto in galera per raggiungerla, mentre lei
è ormai diventata una nota cantante.
Ma, come accade nelle piu’ belle storie d’amore, alla fine
Wiktor e Zula si ritroveranno ancora insieme, in Polonia, dove
tutto era cominciato.
   
‘Cold War’, girato come ‘Ida’ nel canonico formato 1:1.37, è
dedicato ai genitori del regista entrambi scomparsi – i due
protagonisti del film condividono così, non a caso, il loro
nome di battesimo (Wiktor e Zula) ed evocano la loro storia
d’amore, bella e complicata.
   
“Mi sono ispirato a loro perché la loro storia è stata
tempestosa. Si sono lasciati e ripresi mille volte e questo
attraversando paesi e città. Erano fatti così”.
Sull’uso del bianco e nero il regista polacco è abbastanza
diretto: “Quando si fa un’opera la cosa più importante è trovare
la forma e in questo caso era il bianco e nero”.
Una cosa che deve aver pensato anche Cuaron per il suo
‘Roma’.
   

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