Film al giorno: la frontiera amara tra pellerossa e bianchi – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – ROMA, 7 FEB – In ‘Land’, scritto e diretto dal
regista iraniano Babak Jalali, ci troviamo in una delle tante
frontiere senza giustizia che dividono ricchezza e povertà: la
riserva indiana di Prairie Wolf. Qui vive la famiglia dei
Denetclaw, protagonista della storia. Da una parte una cultura,
quella dei nativi americani, relegata ai margini e, dall’altra,
quella di chi ha vinto ed, esattamente in mezzo, un chiosco-bar
dove gli indiani attingono a quell’alcol che li stordisce e che
non possono portare dentro la riserva (è proibito). Questo, in
estrema sintesi ‘Land’, già passato a Festa Mobile al Torino
Film Festival – una co-produzione Italia (Asmara Films e
Rai Cinema), Francia, Olanda e Messico – e ora in sala dal 21
febbraio con Asmara Films.
   
Quando nella riserva la famiglia dei Denetclaw riceve la
notizia della morte di Floyd, il figlio minore, in combattimento
in Afghanistan, parte la lunga attesa del corpo del ragazzo che
deve essere riportato a casa per la sepoltura. Wesley (James
Coleman) il più giovane dei figli ancora in vita è un alcolista
da tempo e passa le sue giornate a procurarsi birra nel negozio
di liquori di Sally (Florence Klein) appena fuori della riserva.
   
Quando la già difficile relazione tra le due comunità i nativi e
i bianchi si esaspera sarà proprio un Wesley ubriaco come sempre
ad esserne vittima. Toccherà all’introverso Raymond (Rod
Rondeaux), fratello maggiore ed ex alcolista con tanto di moglie
e due figli, a ritrovare l’orgoglio della sua razza ormai
seppellito da troppo tempo.
   
“Mi hanno sempre affascinato le comunità perdute e le terre
da tempo dimenticate – ha spiegato il regista -. Con ‘Land’ ho
voluto raccontare una di queste comunità, una tribù di nativi
americani che abita in una delle riserve indiane degli Stati
Uniti. L’aspetto che più mi interessava della vita contemporanea
nelle riserve è come questa sia influenzata dal rapporto tra la
comunità indiana e quella dei bianchi sia a livello locale che
nazionale comunque – spiega ancora il regista di questa
coproduzione in cui manca l’America – non abbiamo trovato
disponibilità da parte dei produttori degli State forse è una
storia che non vogliono ricordare”.
   
Ci tiene poi a dire Babak Jalali, classe 1978,
regista/sceneggiatore/produttore nato in Iran e cresciuto a
Londra: “Questo comunque non è un film documentario. Ovviamente
la sceneggiatura è stata scritta dopo ricerche e conversazioni
con le persone che vivono in quei luoghi, volevo soprattutto
raccontare quelli che si barcamenano in una vita apparentemente
senza speranza. Il caso di Raymond che vive una vita di quieta
disperazione e che osserva tutto intorno ciò che accade alla sua
famiglia sentendosi incapace di fare alcunché, mentre tutto va
in rovina. Ma cosa succede – conclude il regista – a un uomo che
viene spogliato della sua dignità e di conseguenza della sua
vita?”.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA



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