Film al giorno: Le invisibili, homeless in commedia – Film


(di Francesco Gallo)
(ANSA) – ROMA, 16 APR – ‘Le invisibili’ di Louis-Julien
Petit, in sala dal 18 aprile con Teodora, racconta in commedia
la storia di quelle donne che nessuno vuole vedere davvero:
quelle homeless, a volte sporche e con guardaroba in busta di
plastica, da cui si distoglie lo sguardo.
   
Campione d’incassi in Francia con oltre dieci milioni di euro
al box office, il film, in sala dal 18 aprile con Teodora,
guarda a Ken Loach e mette in campo tutta una serie di
personaggi ai margini, pieni di spine e umanità.
   
E lo fa attraverso gli occhi di quattro assistenti sociali
dell’Envol, centro diurno che fornisce assistenza alle donne
senza fissa dimora. Quattro donne davvero coraggiose perche’
quando il comune decide di chiudere il centro, si lanciano in
una sfida non da poco: dedicare gli ultimi mesi a trovare un
lavoro alle loro assistite, abituate a vivere in strada.
   
Il film in realtà si ispira al lavoro sul campo di Claire
Lajeunie, che ha dedicato un libro e un documentario alle donne
senza dimora di Parigi. Il cast, infine, include nomi celebri
come Audrey Lamy e Corinne Masiero, e moltissime non
professioniste a volte con un passato di vita in strada.
   
“Ispirandomi alla tradizione del cinema sociale britannico (da
Full Monty a Pride) – spiegato il regista -, ho capito che la
commedia sarebbe stata la scelta migliore per raccontare la
storia di queste donne. Volevo un film luminoso, pieno di
speranza e focalizzato sulla coesione del gruppo, sul modo in
cui ci si aiuta reciprocamente per fronteggiare le avversità.
   
Nel rispetto delle donne senza dimora, spesso inclini
all’autoironia e mai all’autocommiserazione, era importante che
lo spettatore si confrontasse senza sconti con il drammatico
stato di precarietà in cui queste vivono”.
   
Per quanto riguarda il casting sottolinea Louis-Julien Petit:
“Volevamo trovare cinquanta donne che avessero vissuto davvero
per strada. Durante le audizioni, ognuna di loro aveva circa
un’ora per raccontare la propria vita. Poi e’ stato loro chiesto
di scegliere come soprannome quello di una donna che ammiravano
e sul set non abbiamo mai conosciuto i loro veri nomi. Erano
Edith (Piaf), Lady D, Simone (Weil), Brigitte (Macron), ecc.
   
Anche grazie all’opportunità di nascondersi dietro un nome e una
personalità diversi – continua il regista -, hanno quasi
dimenticato la presenza della cinepresa sul set, riuscendo a
trovare il coraggio di esprimersi con più libertà”.
   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA


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